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martedì 30 dicembre 2014

"Jašin. Vita di un portiere" un libro italiano dedicato al grande Lev Jascin


"Jašin. Vita di un portiere" è uno splendido libro dedicato al leggendario portiere russo Lev Jascin.
Un libro che definire splendido è poco.
Scritto a quattro mani da Mario Alessandro Curletto e Romano Lupi questo volume è il primo, in Italia, ad essere interamente dedicato al più leggendario dei portieri che la Storia del Calcio abbia mai espresso.
Mario A. Curletto,insegnante di Lingua e Letteratura Russa all'Università di Genova, sin dall'inizio mette in chiaro la traslitterazione del nome russo di Lev che, scritto in maniera corretta è Jašin e si legge Jascin, dato che la lettera š si legge "sc" E già qui si mette in evidenza un dato fonetico di primaria importanza.
Romano Lupi è invece giornalista e pubblicista: insieme a Curletto, già in passato,  si è occupato del calcio della ex Unione Sovietica con la pubblicazione del libro  "Futbolstrojka. Il Calcio Sovietico negli anni della Perestrojka".
I due si dividono la stesura dei vari capitoli di un libro che ha il grande pregio di contestualizzare in maniera chiara, precisa,  molto documentata  e non banale,  la vita vissuta  da Lev Jascin  come uomo prima ancora che come atleta.
Il momento storico in cui Lev Jascin visse è un dato essenziale per partire a tratteggiare il ritratto di un uomo, di un portiere, che si formò alla scuola di quel regime sovietico che ha sempre avuto un "fascino misterioso" date le scarse informazioni di "prima mano" di cui si era in possesso all'epoca dei fatti.
Se si potesse condensare l'essenza di Lev Jascin così come esce da queste pagine in poche parole, beh, quelle giuste sono quelle riportate nella quarta di copertina del libro: "Nonostante giocasse nel ruolo più individuale del calcio, il suo senso di appartenenza a qualcosa di infinitamente più grande di lui non venne mai meno. Condizione che, molto probabilmente, ha contribuito a farlo diventare, oltre che, a detta di molti, il portiere più forte di ogni tempo, una personalità irripetibile nel mondo del calcio."
Una frase, riportata nel libro e tradotta dalla biografia edita in Russia di Lev Jascin, rappresenta in modo chiaro il pensiero di un uomo che visse il Calcio di un'altra epoca. Jascin ebbe infatti a dire del Brasile dopo averlo affrontato nel mondiale 1952: "La Nazionale brasiliana era veramente il punto più alto di quel calcio definito romantico, che non tornerà più."
Ecco: il pensiero del più Grande Portiere della storia del Calcio io lo sottoscrivo appieno e, non a caso, questo blog è sottotitolato "Appunti di Calcio Romantico".
Dedicato "esclusivamente"  a chi ci Crede.














domenica 28 dicembre 2014

Jan Jongbloed "Il Tabaccaio di Amsterdam"


Quando nel 1974 il ct. della nazionale Rinus Michels convocò il trentaquattrenne Jan Jongbloed per il mondiale che si disputò in Germania più di un tifoso in Olanda  trasalì.
Quando poi Jongbloed fu schierato titolare nella gara inaugurale dell'Olanda contro l'Uruguay qualcuno pensò che Michels fosse pazzo a preferirlo al più giovane e rampante Piet Schrijvers
Fino a quel mondiale lì, infatti, Jongbloed aveva disputato solo una gara da titolare con la maglia della nazionale olandese e, per di più, parecchi anni prima: nel lontanissimo 1962.
Quando venne richiamato in nazionale per disputare il mondiale di calcio Jongbloed militava nel FC Amsterdam e divideva il suo tempo tra i campi di calcio, gli allenamenti e il suo negozio di tabacchi in quel di Amsterdam.
Il c.t. Michels sapeva bene che quel portiere  trentaquattrenne, che giocava rigorosamente senza guanti e che non aveva certo uno stile impeccabile, era proprio quello che gli serviva per far vedere al mondo come funzionava il  "Calcio Totale".
E così, nel mondiale 1974, il portiere olandese fu impegnato più come libero aggiunto della sua formazione che come portiere. I guanti non gli servirono poi molto e con quel numero 8 stampato sulle spalle sembrò quasi naturale vederlo sempre lì, al limite della sua area di rigore attendere gli sviluppi delle azioni avversarie. Se quella maglia numero 8 non fosse stata gialla Jan Jongbloed sarebbe veramente sembrato il libero e non il portiere degli orange.
Dopo il 2-0 inflitto agli uruguagi all'esordio e il pareggio a reti bianche con la Svezia l'Olanda sconfisse seccamente la Bulgaria per 4-1. L'unico gol che subì Jongbloed fu in realtà una autorete del compagno di squadra Ruud Krol.
Nella seconda fase del mondiale l'Olanda sconfisse 4-0 l'Argentina mentre a Germania Est e Brasile fu servito in egual modo un secco 2-0.
Quando Jan Jongbloed si presentò tra i pali dell'Olimpiastadion di Monaco di Baviera nel pomeriggio del 7 luglio 1974, giorno della finale contro la Germania Ovest, aveva subito un solo gol in ben 6 partite.
Già da qualche partita, prima di quella disputata quel giorno, in Olanda nessuno rideva  più del "Tabaccaio di Amsterdam".
Seppur sconfitta per 2-1 dalla Germania Ovest il passo falso non offuscò minimamente la grande lezione che il c.t. Rinus Michelsm impartì al mondo intero: in quel mondiale nacque  il mito dell'Olanda e del suo Calcio Totale. Uno spettacolo nello spettacolo tutto condensato in quel primo minuto di gioco di quella finale mondiale in cui, senza mai far toccare il pallone ai tedeschi (che non sono certi soliti stare con le mani in mano), l'Olanda passò in vantaggio con Neeskens su rigore.
A fermare le avanzate degli avversari ci pensava lui, Jan Jongbloed, "Il Tabaccaio di Amsterdam".
Nel mondiale 1978 in Argentina, con l'austriaco Ernst Happel alla guida degli orange  Jongbloed restò a guardia della porta nelle sfide contro Iran (3-0 per l'Olanda) Perù (0-0) e nella sconfitta con la Scozia per 3 a 2.
Nella successiva sfida con l'Austria, valida per il secondo turno, Jongbloed fu sostituito da quel Piet Schrijvers che già l'opinione pubblica voleva titolare nel 1974. L'olanda vinse per 5-1.
Qundi Jongbloed osservò, ancora dalla panchina, i suoi compagni pareggiare 2-2 contro la Germania Ovest nella riedizione (povera) della finale 1974.
Nella gara successiva contro la nostra Italia Jan Jongbloed subentrò a Schrijvers che si infortunò al ventesimo minuto del primo tempo e, di fatto, finì lì il suo mondiale.
La vittoria per 2-1 contro l'Italia proiettò l'Olanda in finale dove ad attenderla c'era l'Argentina padrona di casa.
La finale ARGENTINA -OLANDA che si disputò domenica 25 giugno 1978 è, per me, un po' come la madre di tutte le partite così come riportato nella descrizione iniziale di questo blog e così come ho già scritto nel post: http://allafinedelprimotempo.blogspot.it/2013/09/argentina-olanda-1978-tutti-i-colori.html
Jan Jongbloed chiuse di fatto lì, nel 1978, la sua avventura con la nazionale olandese.
Nel 1984 vide morire in campo suo figlio, pure portiere del DWS Amsterdam, colpito da un fulmine.
Jongbloed continuò a giocare a livello di club  fino al 1986 quando, alla veneranda età di 46 anni mentre era in forza alla formazione dei Go Ahead Eagles,  decise che era arrivato il momento di smettere.
Jan Jongbloed resterà per sempre nella galleria dei più leggendari. "Il Tabaccaio di Amsterdam": una leggenda nella leggenda.













Etienne Bausch e quei tiri tremendi di Levratto




Accadde il 29 maggio 1924 durante i Giochi Olimpici di Parigi.
Nella gara valida per gli ottavi di finale del torneo di calcio si incontrarono l'Italia del Commissario Tecnico Vittorio pozzo e  il Lussemburgo.
In quella formazione dell'Italia Olimpica giocava come punta il savonese Felice Levratto che, pur giocando nel Vado Ligure in seconda divisione, venne convocato da Pozzo e debuttò in nazionale nella gara di qualificazione che vide l'Italia superare la Spagna per 1 - 0 il 25 maggio (cioè solo quattro giorni prima dell'ottavo di finale in questione).
La storia calcistica di Levratto si potrebbe ben sintetizzare in quel soprannome che gli venne affibiato: "Lo sfondareti".
Il "nostro" attaccante era infatti dotato di un tiro potentissimo che, spesso, passava oltre le maglie della rete della porta.
In quel pomeriggio del maggio 1924 il portiere lussemburghese Etienne Bausch passò 90 minuti da incubo.
Quando Felice Levratto scagliò il primo tiro verso la  porta del Lussemburgo l'unica sfortuna di Bausch fu che la palla non finì in rete, bensì lo colpì in pieno volto facendolo letteralmente stramazzare al suolo.
Il potente tiro di Levratto causò al portiere del Lussemburgo una ferita alla lingua che lo stesso si serrò tra i denti nel forte impatto.
A quei tempi le sostituzioni dei giocatori non erano previste e pertanto i medici della formazione lussemburghese si adoperarono per rimettere in piedi alla bene e meglio Etienne Bausch che ancora sanguinava dalla bocca.
Una volta rimessosi in piedi il portiere Bausch si vide di nuovo di fronte Levratto palla al piede.
E qui le versioni divergono. 
In quella che lessi da bambino nel "Manuale del Calcio" (ed. Mondadori) si raccontava che, quando Levratto prese lo slancio per tirare, Bausch scappò fuori dal campo e il tiro dello sconcertato Felice finì, per effetto della sorpresa dello stesso attaccante, a lato.
Un'altra versione vuole invece che, essendo la gara già sul risultato di 2 - 0 per l'Italia, lo stesso Levratto calciò  la palla belle e apposta a lato  quando vide che il portiere lussemburghese si coprì il volto per non vedere il tiro.
Comunque sia andata di certo c'è che "Lo Sfondareti" andò in giro ancora per tanto tempo a terrorizzare i portieri con i suoi potenti tiri ed altrettanto certo è che Etienne Bausch non dimenticò mai i tiri di Levratto.



Juan Carlos Ablanedo e il Campionato Europeo Under 21 1985/1986


Accadde la sera del 29 ottobre 1986 a Valladolid, in Spagna.
Le nazionali di Italia e Spagna Under 21 si affrontarono nella gara di ritorno della finale del campionato europeo di categoria.
La gara di andata si disputò a Roma il 15 ottobre 1986 e si chiuse con il risultato di  2 - 1 per l'Italia.
Così nella gara di Valladolid gli spagnoli dovettero partire all'arrembaggio per ribaltare il risultato.
La gara iniziò male per l'Italia con l'autorete del libero Cravero ma poi  l'azzurro Francini siglò il pareggio al 38° minuto del primo tempo.  Lo spagnolo Roberto fissò il risultato sul 2 - 1 per la Spagna al minuto 76 e, quindi, si ribaltò il risultato della gara d'andata.
Dopo che anche i tempi supplementari finirono senza variazione di punteggio si andò a decretare la vincitrice del campionato europeo con la lotteria dei calci di rigore.
E qui divenne grande protagonista il portiere spagnolo Juan Carlos Ablanedo.
Portiere di statura non elevatissima (a me  ricordava tantissimo il romanista Franco Tancredi) Ablanedo era però dotato di ottima tecnica di base ed era molto affidabile.
Una carriera spesa interamente a difendere i pali dello Sporting di Gijon quella di Ablanedo che  vide quella notte, a Valladolid, la sua consacrazione a livello europeo.
Dall'altra parte l'Italia  aveva tra i pali un fenomenale Walter Zenga; l'"Uomo Ragno".
Ma quella notte, me lo ricordo come fosse ora, il dischetto del rigore fu molto amaro per l'armata azzurra.
Il primo rigore battuto dal "Principe" Giuseppe Giannini fu parato da Ablanedo tra il tripudio di tutto lo stadio di Valladolid.
Quindi l'azzurro Desideri spedì a lato il secondo rigore azzurro.
Quando si era già sul 2 - 0 nella sequenza dagli undici metri ci pensò ancora Ablanedo a mettere il sigillo sulla partita.
Il portiere spagnolo parò anche il rigore dell'azzurro Barone e così alla rete dello spagnolo Ramon Vasquez la Spagna vinse la competizione.
Quella notte consacrò per me il talento di Juan Carlos Ablanedo un portiere che, in Spagna, vinse per ben tre volte il Trofeo Zamora nel  1984/1985, nel  1985/1986 e nel 1989/1990.
Considerando che Ablanedo  giocò sempre difendendo i pali di un club non certo di primissimo piano come lo Sporting Gijon fa intendere che Juan Carlos Ablanedo si può considerare tra i grandissimi portieri spagnoli di ogni tempo.



P.S. Grazie all'amico Shahan che postò su youtube queste immagini.



sabato 27 dicembre 2014

Ricardo Zamora detto "El Divino"


Nato a Barcellona nel 1901 Ricardo Zamora è considerato uno dei più grandi portieri della Storia del Calcio Mondiale.
Non esiste manuale del calcio che, alla voce portiere, ometta di indicare lo spagnolo Zamora tra i più grandi di ogni tempo. 
Di lui si diceva che studiasse tutti gli avversari al punto tale di poterne tranquillamente anticipare le intenzioni. 
Per questo motivo lo spagnolo si trovava sempre pronto al posto giusto nel momento giusto parando così i tiri degli avversari.
Per questa sua innata capacità di "leggere" nella mente dei suoi avversari Ricardo Zamora venne soprannominato "El Divino".
Ricordo, come fosse ora, le  immagini che il celebre vignettista italiano Carmelo Silva dedicò a Zamora e che vennero pubblicate sull'inserto settimanale della Gazzetta dello Sport sul finire degli anni settanta.
In quelle tavole (riproposte qui sotto) Silva rappresentò Ricardo Zamora prima intento nello studio del suo avversario e quindi in azione dopo averlo ipnotizzato in occasione di un calcio di rigore.




Della sua carriera a difesa della porta della nazionale spagnola (che lo vedrà alla fine totalizzare  46 presenze) resterà leggendaria la prestazione che, a Firenze nei quarti di finale il 31 maggio 1934, bloccò l'Italia (che sarà poi campione) nel mondiale di calcio che quell'anno si disputò proprio  in Italia.
Dopo la rete del pareggio italiano realizzato da Schiavio proprio con una carica ai danni di Zamora la sfida si dovette ripetere il giorno dopo.
Tuttavia il 1 giugno 1934 Ricardo Zamora non si presentò in campo. Ufficialmente infortunato a seguito dello scontro con Schiavio, circolarono voci che la mancata presenza del leggendario "guardameta" spagnolo fosse da attribuire ad una sorta di protesta dello stesso per il gol irregolarmente subito il giorno prima. Ai tempi del fascismo e del Duce la protesta dello spagnolo, se tale fosse stata nelle sue intenzioni, non passò inosservata.
Senza il suo portiere titolare, sostituito da Nogués, la Spagna fu sconfitta per 1 rete a 0, segnò Giuseppe Meazza.
Dopo aver giocato per Espanyol e Barcellona Ricardo Zamora fu acquistato dal Real Madrid per una cifra che, a qui tempi, era iperbolica: 100.000 pesetas.
"El Divino" Zamora era diventato una Leggenda tanto che, il giorno in cui si ritirò dal calcio giocato un giornalista spagnolo scrisse: "Como guardameta tan solo puede  ser igualado nunca superado."
Dalla stagione 1958-1959 il giornale MARCA istituì il premio ZAMORA che, ogni anno da allora, premia il portiere meno battuto del campionato spagnolo.
Una leggenda, quella di Zamora (morto nel 1978) , che non avrà mai fine.


domenica 21 dicembre 2014

Bodo Illgner l'erede di Toni Schumacher


Accadde il 22 febbraio 1986  allo stadio Olimpico di Monaco di Baviera.
Quel pomeriggio il Bayern di Monaco affrontava il Colonia.
Al ventesimo minuto del secondo tempo, sul 2 a 1 per i bavaresi l'arbitro Fockler decretò l'espulsione del leggendario portiere del Colonia  Harald "Toni" Schumacher per un fallo in area di rigore ai danni del bavarese Wohlfarth.
Così, quel pomeriggio a Monaco di Baviera, esordì tra i pali del Colonia il giovanissimo Bodo Illgner.
Poco importa che, appena entrato,  Illgner incassò la sua prima rete in Bundesliga ad opera del centrocampista Lothar Matthaus: a nemmeno 19 anni d'età Bodo esordiva in campionato in sostituzione di un monumento vivente come Toni.
Nato a Coblenza il 7 aprile 1967 Bodo Illgner conquistò nella stagione successiva (1986/1987) la maglia da titolare del Colonia  allorché Schumacher venne allontanato a causa della famosa autobiografia "ANPFIFF" (Fischio d'inizio) in cui denunciava la ricorrente pratica  del doping a cui le squadre della Germania facevano ricorso.
Per undici stagioni Bodo Illgner fu titolare inamovibile del Colonia collezionando ben 326 presene in campionato e diventando, a tutti gli effetti, l'erede di Toni Schumacher.
Nel 1991 fu nominato miglior portiere del continente europeo.
Nella stagione 1996/1997 venne acquistato dal Real Madrid e,  in Spagna, collezionò 91 presenze in cinque stagioni prima di cedere il posto all'astro nascente del calcio spagnolo, il giovane Iker Casillas.
Con le "merengues" Illgner vinse la Champions League nella stagione 1997/1998 giocando da titolare e bissò poi il successo nel 1999/2000 sempre con il Madrid ma senza giocare la finale.
Bodo Illgner entrò anche nella leggenda della nazionale tedesca quando, nel mondiale di Italia 1990, consentì alla sua nazionale di passare il turno di semifinale contro l'Inghilterra parando un calcio di rigore all'inglese Stuart Pearce.
Nella gara finale la Germania sconfisse l'Argentina di Maradona per 1 rete a 0 e così Bodo Illgner entrò nell'olimpo dei grandi portieri della Germania Campione del Mondo.
A dirla tutta, già ai tempi della sua militanza nella nazionale under 16 tedesca Illgner conseguì, con i compagni, il titolo di Campione d'Europa. Era un predestinato.
Quando nel 2000, a soli 33 anni, Bodo Illgner si ritirò dal calcio giocato aveva praticamente vinto quasi tutto quello che un calciatore professionista può sognare di poter vincere.
Bodo Illgner, una leggenda o, per dirla alla tedesca: Die Towart-Legende.









sabato 20 dicembre 2014

Thomas N'Kono detto lo Zamora Nero.


Thomas N'Kono, portiere camerunense nato il 20 luglio del  1955 a Dizanque,  si può considerare uno dei più forti portieri espressi dal movimento calcistico del continente africano.
Titolare della maglia numero 1 della nazionale del Camerun al mondiale di calcio spagnolo del 1982 e quindi ancora sulla cresta dell'onda al mondiale che si disputò in Italia nel 1990, N'Kono ha collezionato ben 110 presenze tra i pali dei Leoni Indomabili. 
Nel mondiale americano del 1994 N'Kono, pur incluso nella comitiva camerunense, non scese mai in campo.
Questo portiere, dotato di riflessi straordinari, giocava sempre con i pantaloni lunghi e rigorosamente neri. A vederlo tra i pali sembrava di trovarsi di fronte ad una pantera nera.
Già calciatore africano dell'anno nel 1979 (fu il primo portiere nella storia a ricevere tale riconoscimento)  nel 1982 si rivelò al mondo in tutta la sua bravura grazie alla partecipazione del Camerun al mondiale in Spagna. 
Sempre  in quel  1982 vinse per la seconda volta il premio destinato al miglior giocatore del continente africano.
Al termine del mondiale spagnolo il forte portiere africano fu ingaggiato  proprio in Spagna dall'Espanyol di Barcellona.
Dopo 12 anni trascorsi al Canon di Yaounde  (1970-1982) N'Kono passò ben 11 stagioni in Spagna: dal 1982 al 1991 a difesa dei pali dell'Espanyol  e poi, per due stagioni dal 1991 al 1993,  giocò nel Sabadell.
Ai tempi dell'Espanyol Thomas N'Kono disputò anche una finale di coppa Uefa, nella stagione 1987/1988 perdendola ai calci di rigore contro i tedeschi del Bayer Leverkusen.
Proprio a Barcellona Thomas N'Kono diventò uno dei più grandi beniamini dei tifosi dell'Espanyol: per lui fu coniato un soprannome addirittura leggendario: lo chiamarono "El Zamora Negro", lo Zamora Nero.
E, se gli spagnoli scomodarono il loro portiere più leggendario, un motivo c'era: Thomas N'Kono era un grande interprete del ruolo ed è tuttora considerato una leggenda tra i grandi che hanno vestito la maglia dei Leoni d'Africa: una leggenda del Camerun.