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lunedì 21 aprile 2025

LACRIME ... DA MOLTO LONTANO




Due Grandi Uomini d'Argentina.
Due Angeli.
Ognuno a modo suo.
Se ne sono andati a poche ore di distanza l'uno dall'altro.
E' partito per primo Hugo Gatti, morto ieri, giorno di Pasqua del 2025,  di polmonite in un ospedale di Buenos Aires.
L'ha seguito, poche ore dopo,  nel giorno dell'Angelo l'argentino più famoso al Mondo, Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco.
Avevano in comune, oltre alla nazionalità,  l'essere entrambi stati portieri di calcio.
Bergoglio lo fu, per sua stessa ammissione, perché non era buono in nessun altro ruolo, mentre Hugo "El Loco" Gatti lo fu per vera vocazione.
Dicevo, in principio, che erano due "Angeli".
Nel senso letterale del termine (dal greco  antico anghelos),  due "messaggeri".
Papa Bergoglio è stato fino all'ultimo un esempio di Vita donata agli altri e, la sua vita stessa,  è stata il più  grande messaggio di Amore Cristiano.
Hugo Orlando "El Loco" Gatti è stato, invece,  il primo e originale portiere "pazzo" nella storia del Calcio, lanciando con le sue spericolate uscite con i piedi fuori dall'area di competenza, un messaggio volto a cambiare da un certo punto  e per sempre la storia di  interpretare il ruolo nell'intero continente Sudamericano.
L'Argentina  piange, in queste ore, la scomparsa di questi due suoi illustri compatrioti   e sebbene io stia mischiando tra sacro e profano, tra i miei ricordi di un Papa Umano e di un Portiere Pazzo, queste lacrime che partono da molto lontano sono quelle di tutti noi che siamo stati testimoni (privilegiati) di una parte del loro cammino in questa vita:   cammino che è  già Storia.
Per ognuno dei due.
Una Grande Storia.


(PAPA BERGOGLIO - RICORDATO DAI TIFOSI DEL "SUO" SAN LORENZO DE ALMAGRO)













 

sabato 6 maggio 2023

"QUEL MAGGIO" ... 33 ANNI DOPO DIEGO

 

(GUERIN SPORTIVO 17 - 25/4 - 1/5  1990 -)



"La dogana rimane Maradona. A parità di impresa, questo Napoli è più forbito e tornito del suo, ma il suo lo avrebbe battuto. Perché Diego è Diego."

ROBERTO BECCANTINI  (Guerin Sportivo  5 - Maggio 2023)


La sintesi evidenziata dal pensiero del "Mitico Beck"  stampata nero su bianco sull'ultimo numero del Guerino in edicola è la sintesi di una Storia, quella del Napoli di Diego, che è diventata Leggenda nel momento stesso in cui accadeva e, tale è rimasta dopo 33 anni e, tale, rimarrà nei secoli a venire.
Ci sono poi le nuove leve, le nuove generazioni, quelle  che Diego non l'hanno mai visto in azione in "presa diretta" e per  quali, giustamente,  la gioia del "primo Scudetto del Napoli" nella vita resterà legata per sempre ai vari Osimhen, Kvaratskhelia, Di Lorenzo & Co.
In mezzo a tutto ciò fa una certa impressione constatare che sono già passati 33 anni da quel magico maggio 1990  che regalò  all'Italia del Calcio tutte e tre le Coppe Europee: il Milan vinse la Coppa Campioni, la Sampdoria vinse la Coppa delle Coppe e la Juve vinse la Coppa Uefa. 
A Napoli arrivò il secondo scudetto della  sua storia e, di lì a poco, sarebbero arrivati anche i Mondiali delle "Notti Magiche", quelle di Italia 1990 e della Nazionale probabilmente più bella di sempre.
La copertina del Guerin di cui sopra, ripresentata dall'allora direttore del Guerino Marino Bartoletti sulla sua pagina Facebook nei giorni scorsi, io me la ricordo bene.
Erano, quelli, i giorni del massimo splendore del Nostro Calcio che il Guerino ha avuto il merito di "raccontare" in quegli articoli, cronache e fotografie che, oggi, sono la Storia.
Nel Maggio di oggi, 33 anni dopo Diego,  il Napoli ha vinto il suo terzo Scudetto e le squadre italiane sono ritornate protagoniste in Europa portando quattro squadre nelle semifinali delle Coppe: in premessa parrebbe tutto ben apparecchiato per replicare quel "Migliore anno della Nostra Vita Calcistica"  senonché, riavvolgendo il nastro della memoria, si avverte chiaramente l'assenza  di quella "polvere di Magia" che, presente sulla copertina  del "mio" Guerin numero 17 del  1990, è facile chiamare con il suo nome: "nostalgia". 





sabato 28 novembre 2020

Io e Diego ... per altri giorni

 



Senza Peccati e Peccatori non ci sarebbero Santi ...
Sulla scomparsa del Più Grande Pedatore della Storia del Calcio mi è toccato rileggere alcune "verità scomode" sui peccati dell'Uomo  messe sul piatto da qualche "Analfabeta della Vita" che ha preferito ricordare e sottolineare a tutti le mancanze dell'Uomo non avendo probabilmente migliori argomenti con i quali intervenire in questo triste momento per tutti noi amanti della "Pelota".
E così mentre questi Moralisti dell'Ultima Ora  (sempre Analfabeti della Vita) sparavano le loro cartucce al veleno il Buon "Diez"  arrivava al cospetto del "Barba", di Dio, come amava chiamarlo lui.
E immagino questo Dio dal Grande Cuore che l'avrà accolto, come un Buon Padre,  con un piglio certo severo per le sua molteplici mancanze ma subito dopo con un Abbraccio Grande riservato a un Figlio che, certo, ha sbagliato, ma nel Mondo ha gettato un seme che è diventato un Grande Albero chiamato Rivincita sotto il quale hanno trovato gioia milioni di persone in tutto il Mondo.
La storia è nota a tutti, e per chi, come il sottoscritto, l'ha vissuta per intero ed in presa diretta, nelle notti memorabili del Mondiale Messicano del  1986, quelle notti che lo consacrarono il "Dio del Calcio",  la  sua dipartita segna la fine di una Storia che, certo, come Pedatore era finita già da tempo ma che, proprio come testimone del tempo, lasciava al "Diez" ancora ampio margine per regalare altri capitoli.
Quando il Barcellona lo vendette al Napoli, probabilmente credendolo "finito" dopo l'incidente al ginocchio, la storia del Calcio cambiò.
Il ragazzo argentino accettò una sfida che sembrava inpossibile. 
Ai ragazzini di oggi potremmo spiegarla così: pensate a un Ronaldo Cristiano, o di un Messi Leonardo che lasciano Juve e Barcellona per andare a giocare, per citarne qualcuna  (senza voler mancare di rispetto a nessuno) in un Benevento o in un Verona.
Sbarcato a Napoli, in una squadra che non poteva certo competere con le grandi corazzate del Nord, Maradona ha regalato prima una Speranza, e poi una Rivincita immensa ad un'intera città, indicando una strada che chiaramente portava alla Luce dopo un cammino tormentato ma, in ogni caso, determinato.
Il Capolavoro compiuto con la vittoria finale nel  Mondiale in Messico nel 1986 e il primo Scudetto portato al Napoli nella primavera del  1987  regalarono gioia a una moltitudine di persone.
E non solo argentini e napoletani: davanti a questo Campione si aprirono i cuori di tutti quegli appassionati del calcio che, magari restando faziosi, non potevano non alzarsi in piedi e applaudire al passaggio di un Re.
Passeranno secoli e resterà intatta, tramandata da generazioni, la Leggenda del "Diez" ... un Uomo che prese per Mano il Calcio e ne cambiò la Storia.
Resteremo sempre sullo stesso Sentiero ... io e te. 
Per altri giorni.