Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta Zoff Dino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Zoff Dino. Mostra tutti i post

sabato 7 settembre 2019

Dino Zoff e quella scura notte di Atene


Accadde la notte del  25 maggio 1983 allo Stadio Olimpico di Atene.
Quella notte la Juventus del Leggendario  portiere-capitano  Dino Zoff affrontò la formazione tedesca dell'Amburgo nella sfida finale che assegnò la Coppa dei Campioni d'Europa per Club per la stagione 1982/1983.
Zoff si presentò in campo per quella importante finale esattamente 318 giorni dopo aver sollevato da Capitano della Nazionale Italia la Coppa del Mondo di Calcio vinta in Spagna  la notte di Madrid dell' 11 luglio del 1982.
Nel giro di poco meno di un anno Zoff  si ritrovò così alle prese con due partite finali di estrema importanza,  dimostrando (se mai ce ne fosse stato bisogno) di essere, in quel periodo, in Europa e nel Mondo,  il Numero 1 dei Numeri 1, "DinoMito", appunto, Una Leggenda.
Nella vita le coincidenze sono una parte integrante del cammino e pertanto non fu solo un caso che, anche questa volta, come era capitato a Madrid, la finale si disputò tra rappresentantive di Italia e Germania. 
Il dirimpettaio di Dino Zoff trai  pali della formazione tedesca, in quella notte di Atene, era un giovane e talentuoso ragazzotto di 19 anni: Ulrich "Uli" Stein, che fece del suo e bene, per mantenere inviolata la sua porta.
La "Vecchia Signora" arrivò a quella finale di Atene da imbattuta, mentre i tedeschi dovettero cedere una partita, nei quarti di finale, alla formazione della Dynamo Kijev che vinse ad Amburgo per 1-2 dopo aver però perso all'andata a Tbilisi per  0-3.
La notte di Atene  divenne subito amara per Dino Zoff.
Dopo otto minuti e rotti di gioco, e dopo che la Juventus aver avuto anche l'occasione di passare in vantaggio, l'Amburgo segnò con Felix Magath.
Il centrocampista dell'Amburgo ricevuta palla dal compagno Groh avanzò decentrandosi al limite del vertice dell'area di rigore juventina e, poco meno di un metro dalla linea di demarcazione dell'area stessa fece partire un tiro a parabola che sorprese nettamente Zoff e si infilò in perfetta diagonale all'incrocio dei pali. Quel colpo ad effetto di Magath fu il classico "lampo nel buio". 
I restanti 80 minuti di gara non portarono altre reti e così la formazione tedesca si vide consegnare la Coppa alzata al cielo nella notte di Atene dalle mani del capitano Horst  Hrubesch.
Il destino impedì, di fatto, a Dino Zoff di vincere quella Coppa che sarebbe stata il sigillo finale di una Carriera Splendente.
Quella notte ad Atene,  togliendosi di dosso la sua maglia numero 1  Zoff chiuse la sua carriera a livello di Club e solo quattro giorni dopo, il 29 maggio 1983,  "DinoMito"  disputò la sua ultima partita ufficiale della carriera vestendo per la 112 e ultima volta la maglia azzurra nella sconfitta per 2-0 subita dall'Italia contro la Svezia a Goteborg.
La notte di Atene restò un rimpianto ma non tolse nulla alla Leggenda Carriera di Dino Zoff.
Un Gigante. 
Per Sempre.







(Amburgo - Juventus   0-1)

















sabato 15 novembre 2014

Dino Zoff e i ricordi di una vita vissuta da vero "furlan".


Quando chiedevano al "mio" Jean-Marie Pfaff quali fossero i colleghi che stimava di più  il belga citava sempre e solo due nomi: quello del nostro Dino Zoff e quello del tedesco Sepp Maier.
Due dei più grandi portieri del XX secolo. 
Nel momento in cui  l'IFFHS (Istituto di Storia e Statistica del Calcio) stilò la classifica dei migliori portieri di quel secolo questi furono i primi cinque classificati: 1) Lev Jascin 2) Gordon Banks 3) Dino Zoff 4) Sepp Maier 5) Ricadrdo Zamora.
Quindi Jean-Marie aveva scelto bene e, dei colleghi che riuscì ad ammirare tra i pali della porta avversaria ai suoi tempi,  Zoff e Maier  furono quelli che la storia avrebbe poi consacrato a Leggende del Calcio.
E la storia di Dino Zoff viene ora raccontata dal diretto interessato in un libro che, appena uscito, è già da considerare alla stregua di un "memento"  della storia umana - prima -  e calcistica - poi - di uno dei più grandi atleti dello sport italiano.
Un libro "importante". Perché, se la storia sportiva di Zoff è reperibile in diverse pubblicazioni, il pensiero che sta dentro all'uomo è qui espresso in maniera chiara dal diretto interessato.
E la sintesi di tutto può anche essere semplicemente racchiusa in quel titolo "Dura solo un attimo la gloria".
La storia di Zoff è la storia di un friulano vero. Un "furlan" per dirla nel dialetto friulano.
Dino Zoff è stato un grande campione ma è stato prima ancora un uomo coerente con sé stesso. Un tipo di personaggio che è difficile trovare oggi, creato con quello stampo che ora non c'è più.
Il racconto delle ore che seguirono il successo mondiale nella notte di Madrid del luglio 1982 potrebbe essere la sintesi di un modo "furlan" di intendere le cose della vita.
Zoff racconta che,   mentre i compagni  trovarono il modo di organizzare festeggiamenti "esotici" tra discoteche e ristoranti,  lui e il suo fraterno amico Gaetano Scirea si ritrovarono nella stanza dell'albergo e, con un po' di  nostalgia per le famiglie rimaste a Torino, si "concessero"  un pasto in camera, una bottiglia di vino buono e, alla fine, distesi sul letto si fumarono una sigaretta. Roba di altri tempi.
Scirea, come Zoff, era uomo con la U maiuscola. Campioni che hanno reso onore all'Italia intera e che, nella notte dei festeggiamenti,  non persero quel loro modo di essere speciali restando semplici. In tutto. 
Questo libro è "prezioso"  proprio perché  Zoff rivela sé stesso in modo totale e, pagina dopo pagina, il ritratto che ne viene fuori è quello di un Campione a tutto tondo.
"Dura solo un attimo la gloria" è ricco di aneddoti che ne misurano la statura umana, anche attraverso grandi testimonianze di affetto  come quando il celebre scrittore Mario Soldati gli disse "Eh  Zoff, ma lei lo sa di essere un Cavaliere dell'Ottocento ?" o ancora come quando Papa Wojtyla  gli disse "Anch'io sono stato portiere caro Zoff, lo sa ? E' un ruolo di grande responsabilità.". 
La storia del calcio mondiale è fatta di campioni leggendari e gesta epiche che si tramandano da generazioni e che ancora in futuro si tramanderanno di padre in figlio.
Quella di Dino Zoff è una di quelle storie lì: storia di un portiere che, a quarant'anni, alzò al cielo la Coppa del Mondo di Calcio ... in una gloria che sarà anche sì durata un attimo ... ma che resterà scolpita per sempre  nella storia del Calcio. Viva  Dino Zoff . Sempre.  





martedì 16 settembre 2014

Uhlsport i guanti "mondiali" di Dino Zoff


Negli anni ottanta e novanta i migliori portieri del mondo scendevano in campo sfoggiando guanti che al novantanove per cento dei casi appartenevano alla REUSCH o alla UHLSPORT.
Questi due marchi storici (entrambi made in Germany) avevano in sostanza il monopolio "mondiale" del settore guanti e abbigliamento tecnico da portiere.
In un precedente post ho dedicato spazio alla REUSCH.
Ora è il turno della UHLSPORT.

Fondata nel 1948 l'azienda tedesca aveva in Italia un distributore (Gartner Sport- Import) con sede in Vipiteno e non stupisce, quindi, che la maggior parte dei portieri del massimo campionato nazionale italiano, la serie A, vestissero negli anni ottanta e novanta abbigliamento tecnico della Uhlsport.
Quando nel 1982 l'Italia vinse il Campionato del Mondo di calcio in Spagna  a difendere i pali della nazionale azzurra c'era il grande Dino Zoff che sfoggiava guanti Uhlsport   il cui modello sarebbe poi entrato nella leggenda prendendo proprio il nome del "nostro" Dino-Mito-Nazionale.
Pochi anni fa la Uhlsport rimise in produzione il modello DINO ZOFF  1982 SG  in edizione limitata.
Indubbiamente le immagini del leggendario portiere azzurro e dei suoi guantoni esibiti in quel mondiale 1982 fecero il giro del pianeta e contribuirono, di fatto,  a far conoscere il marchio Uhlsport ovunque.
Sempre in Italia due altri grandi portieri  come Walter Zenga e Stefano Tacconi  erano testimonial Uhlsport e le locandine del materiale "tecnico" loro dedicato era sempre ben visibile nelle riviste di settore e nei magazzini di articoli sportivi.




La sera del 25 maggio 1983 nella finale della Coppa Campioni 1982-1983 fra Juventus e Amburgo si sfidarono due "testimonial" Uhlsport: Dino Zoff (sempre lui)  tra i pali bianconeri ed Ulrich "Uli" Stein fra i pali dei tedeschi.
Sempre con la maglia della nazionale azzurra testimonial Uhlsport che hanno portato avanti la tradizione di Zoff e Zenga sono stati Luca Marchegiani e Francesco Toldo.
Girando un po' per il mondo quelli della Uhlsport ottennero grandi soddisfazioni nel vedere i propri guantoni indossati da gente come il belga Micheal Preud'homme  (che vinse una Coppa delle Coppe con il suo Malines nel 1988) o dal tedesco Rudiger Vollborn (che alzò al cielo la coppa Uefa sempre nella stagione 1987-1988) o dal portiere svedese Thomas Ravelli (terzo con la sua nazionale al mondiale USA 1994) e ancora dal leggendario portiere del Camerun Thomas N'Kono,  o dallo scozzese Jim Leighton, e ancora dall'irlandese Pat Jennings, dal portoghese Manuel Bento, o dal polacco Josef Mlynarczyk (che la sera del 27 maggio 1987 alzò al cielo la Coppa dei Campioni con il "suo" Porto) o ancora dall'austriaco Friedrich Koncilia.
Discorso a parte meritano due portieri: è  il caso dell'inglese Peter Shilton il cui pugno "guantato Uhlsport" resterà immortalato fino alla fine dei tempi nella celebre sequenza del gol de "la mano de Dios" ossia la rete che il 22 giugno del 1986 l'argentino Diego Armando Maradona  segnò agli inglesi colpendo la palla, appunto, con la mano. Mentre altrettanto singolare il caso del portiere tedesco Bodo Illgner il quale, fresco campione del mondo targato Reusch ai campionati mondiali di  Italia 1990,  passò per il successivo appuntamento mondiale ad Usa 1994  alla Uhlsport che si ritrovava così in "scuderia" un campione del mondo dodici anni dopo il nostro Zoff.
Al netto di quanti trofei alzavano in quegli anni i guanti REUSCH piuttosto che UHLSPORT a dimostrare la "forza"  calcio-politica di questi ultimi rispetto ai primi fu un premio istituito nel 1987 dall'IFFHS l'Istituto Statistico del Calcio: il premio al Miglior Portiere del Mondo. 
Assegnato per la prima volta nel 1987, il Premio era un pallone sostenuto da due guanti ... i guanti e il Premio riportavano l'effige Uhlsport.
Il primo vincitore di questo premio annuale era però "uno della concorrenza" ... dato che vinse il "mio" Jean-Marie Pfaff testimonial della Reusch ...
E l'anno dopo, 1988, non andò meglio ... perché a vincere fu il russo Rinat Dassaev, altro portiere targato Reusch.
Poi per ben tre anni consecutivi, 1989 1990 e 1991, il premio "tornò a casa". Vincitore delle tre edizioni fu il nostro Walter "Uomo Ragno" Zenga, uomo di punta della Uhlsport.
La battaglia dei "marchi" sarebbe proseguita negli anni con sempre nuovi interlocutori. 
Nike, Adidas, Puma ... avrebbero creato (come quasi ogni brand sportivo) guanti e articoli specifici per portieri.

(Zenga riceve il Premio di Miglior Portiere del Mondo 1990)











domenica 19 maggio 2013

Dino Zoff: DinoMito ... d'Italia

 
Dino Zoff ... o DinoMito ... il più grande portiere della storia calcistica italiana ...  almeno sinchè il nostro contemporaneo Gigi Buffon non appenderà i guanti al chiodo ... perchè poi c'è da discuterne ...
Più forte Gigi o Dino ???
Lasciamo - volentieri - ai posteri l'ardua sentenza ... perchè non è mica facile ...
Il dato certo è che entrambi hanno sollevato al cielo la Coppa del Mondo ed entrambi sono stati determinanti nel successo finale della nazionale italiana. Ma di Gigi parleremo più in là un bel dì.
Ora c'è DinoMito. Portiere dallo stile sobrio e limitato all'essenziale. Dal carattere taciturno e poco incline alle moine dello spettacolo Zoff lasciava che a parlare per lui fossero i fatti.
Epica e memorabile la sua parata sulla linea di porta nel famoso ITALIA-BRASILE 3-2 del 5 luglio 1982. A quarant'anni suonati Zoff volò come un giovincello a negare un gol già  fatto al brasiliano Leandro. Un'immagine impressa nei miei occhi di bambino e che porto sempre appresso allorchè si apre la valigia dei ricordi tra i pali e la linea dell'orizzonte di un campo di calcio.
Le 112 presenze in nazionale raccontano più di ogni altro dato così come la profonda stima che di lui avevano compagni di squadra ed avversari.
Un tipo unico DinoMito con tutti i pregi propri della sua terra, il Friuli e con quell'aria sempre tranquilla e nello stesso tempo determinata.
L'essere finito sull'effige di un francobollo commemorativo dell'impresa di Spagna 1982 disegnato dal'artista Guttuso e l'aver visto la propria foto sulla copertina di  "Newsweek"   non gli avranno certo lenito l'unica amarezza di una carriera ad ogni modo gloriosa: non essere riuscito a vincere la Coppa dei Campioni. Un traguardo che accarezzò con la sua Juve nel 1983 ma che una parabola maligna, presa dal pallone calciato dal tedesco Felix Magath dell'Amburgo, gli negò in chiusura di carriera.
La Coppa del Mondo stretta dalle sue mani ed alzata al cielo nel 1982 in un poster appeso nella mia cameretta per un decennio ...  la "mia storia dell'Italia".