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domenica 21 febbraio 2021

MICHELE DI GREGORIO PORTIERE KAMIKAZE DEL MONZA 2021-2021 CHE FARA' LA STORIA

 



C'è stato un tempo, a cavallo tra gli ottanta e i novanta,  nel corso del quale mi erano familiari tutti i portieri  dei principali  campionati di calcio al mondo.
Una passione che  a quei tempi, senza  le attuali comodità di internet, cullavo leggendo tonnellate di pubblicazioni  italiane e straniere, partendo dal Guerino e passando per quell'Annuario Del Calcio Mondiale che riportava, bontà loro,  una quantita di informazioni sul calcio internazionale davvero monumentale e che era il frutto di un lavoro di ricerca davvero prezioso per appassionati e addetti ai lavori.
Poi col tempo,  e lo scorrere naturale delle cose della vita,  quella passione si è via via affievolita e per le  nuove leve di  Numeri 1 in giro per il mondo ho perso un po' l'interesse  ma soprattutto le  bussole.
E se appare chiaro che,  già da qualche anno, il migliore al mondo è quel tedesco, Neuer, al quale ho dedicato un post in precedenza su questo blog, poco tempo fa mi aveva un po' stuzzicato interesse  il "mio"  milanista Donnarumma ma, subito dopo i problemi sul rinnovo del contratto nel corso del 2017, quell'interesse svanì con la poca poesia figlia (legittima) di questi tempi.
Più facile ritornare nel "porto" sicuro, cioè in quel mondo di "Numeri 1"  che allineava ai nastri di partenza i miei Pfaff, Schumacher, Zenga & Co.  un luogo a me così caro e familiare.
A riportarmi sulle tracce di un personaggio "contemporaneo" aveva contribuito pochi anni fa l'amico Marco all'epoca di quella "Memorabile" intervista telefonica col portiere bergamasco Alberto Brignoli, pochi giorni dopo il suo storico gol con la maglia del Benevento proprio contro il "mio" Milano, uno dei tre portieri in tutta la Storia del Calcio in Italia ad aver realizzato una rete su azione (insieme con Taibi e Rampulla) che potete rileggere qui Intervista ad Alberto Brignoli - il Portiere del Sogno
In questa stagione calcistica 2020-2021  ho  trovato un portiere che, per caratteristiche puramente tecniche,  mi ha davvero conquistato:  Michele Di Gregorio, classe  1997, portiere del Monza, con cartellino di  proprietà dei "cugini" interisti, e  un passato tra i pali delle giovanile della stessa Inter e passaggi  tra Renate, Novara in Lega Pro e Pordenone in serie B.
Proprio in alcune immagini delle partite dello scorso campionato di B con la maglia del Pordenone, diretto dal mister  Attilio Tesser,  ho potuto apprezzare lo straordinario "tasso tecnico" di questo ragazzo che, nelle uscite basse, ha lo stesso travolgente impeto di quel  Giorgio Ghezzi che, soprannominato "Kamikaze", fece la fortuna di Inter e Milan negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso.
Michele Di Gregorio di Giorgio Ghezzi ha lo stesso impeto e, per quel poco che ho potuto vedere sinora,  il soprannome "Kamikaze" gli calza a pennello.
Acquistato nel  corso dell'ultimo mercato estivo dal Monza della Premiata Ditta   Berlusconi & Galliani  il portiere milanese, dopo le prime giornate di campionato passate in panchina ad osservare il comasco Eugenio Lamanna, ha conquistato la fiducia di  mister Brocchi e, da metà dicembre, è il titolare  a guardia della porta della formazione brianzola.
Quando scrivo queste righe mancano ancora 14 giornate di campionato e, il Monza, è secondo con 42 punti alle spalle dell'Empoli che guida la classifica con 45 punti e, per un curioso giro del destino, tra i pali della formazione toscana vi è proprio quell'Alberto Brignoli che è già nella Storia del Calcio, come sopra ricordato ...
Questo incrocio di portieri a me cari  mi piacerebbe  ritrovarlo  l'anno prossimo in Serie A ...
Una Serie A che per il Monza  sarebbe  davvero un passo nella Storia, dato che la formazione brianzola non è mai approdata prima nella massima  Serie.
La Premiata Ditta  Berlusconi & Galliani, dopo il Grande Milan, sono pronti a scrivere una nuova pagina del Calcio qui, a due passi, in Brianza ... 
Il tutto è (anche) nelle mani di Di Gregorio ... "Kamikaze".





(Michele Di Gregorio)







sabato 16 gennaio 2021

IL "MITO" DEL GUERIN SPORTIVO RACCONTATO DA PAOLO FACCHINETTI

 




Accadde  nel mese di ottobre  del 2012.
In quel mese lì per la casa editrice MINERVA EDIZIONI di  Bologna il giornalista Paolo Facchinettì mandò alle stampe un libro che celebrava i 100  anni di storia del celebre periodico sportivo  GUERIN SPORTIVO, per tutti i fans, il "Guerino".
Unico al mondo, per longevità, il nostro "Guerino" venne così celebrato con questo autentico "gioiellino" a cura di Facchinetti che, del Guerin, era stato a più riprese anche direttore oltrechè caporedattore.
Nelle 234 pagine di questo accurato volume Facchinetti narrò gesta, virtù e successi di una rivista che, al mondo, non ha eguali. 
Per tutti quelli che, come me, sono cresciuti all'ombra delle "penne illustri" che da sempre hanno contribuito al successo del Guerino, questo libro rappresentò un po'  la "summa" di  tutto un percorso nel mondo del "nostro calcio" del bel tempo che fu.
Due anni dopo la stesura del libro Paolo Facchinetti ci lasciò.
Per tutti noi "Guerinetti"  la  sua memoria vive tra le pagine di questo libro e tra le righe di quel "blog" che aprì per raccontare la vita di un "giornalista in pensione" e nel quale ancora trovò modo di celebrare il "nostro" con articoli di bellezza poetica come questo che potete leggere al seguente link:

Un Gigante al servizio del Guerino. 








 

domenica 3 gennaio 2021

LA FENOMENALE TRUPPA DEI "PORTIERI TOSCANI" IN SERIE A NELLA STAGIONE 1987-1988

 




Accadde nel corso del campionato  di Serie A  stagione 1987/1988.
L'ultimo dei  campionati disputati a 16 squadre.
In quell'annata lì ben  6  formazioni della massima serie del Campionato di Calcio   avevano tra i pali un portiere di origine  toscana.
I magnifici sei di quella  "Truppa Toscana" erano:

BISTAZZONI  GUIDO nato a Porto Ercole (GR) il  12 marzo  1960 portiere della Sampdoria
GALLI GIOVANNI nato a Pisa (PI) il 29 aprile 1958 portiere del Milan
LANDUCCI MARCO nato a  Lucca (LU) il 25 marzo 1964 portiere della Fiorentina
LORIERI FABRIZIO nato a Massa (MS) l'11 febbraio 1964 portiere del Torino
NISTA ALESSANDRO nato a Collesalvetti (LI)  il 10 luglio 1965 portiere del Pisa
PAZZAGLI ANDREA nato a Firenze (FI) il 18 gennaio 1960 portiere dell'Ascoli.

Questi "Magnifici Toscani"  misero insieme ben 178 presenze in campo sulle 180 a loro disposizione.
Sempre presenti tra i pali delle rispettive formazioni furono: Galli, Nista, Landucci, Lorieri e Pazzagli mentre Guido Bistazzoni, nella Sampdoria allenata da Boskov,  giocò 28 gare lasciando spazio, in due occasioni,  al giovane Gianluca Pagliuca.
Giovanni Galli con il ("mio")  Milan allenato da Arrigo Sacchi vinse il suo primo  Scudetto subendo, in tutto il campionato,  solamente 14 reti.
Nella successiva stagione  1988/1989  i "Magnifici Sei Della Truppa Toscana" brillarono decisamente un po' meno: Nista e Lorieri con i loro rispettivi club, Pisa e Torino giocarono poco e  retrocessero in serie B collezionando rispettivamente 8 e 17 presenze, Bistazzoni nella Samp giocò solo una gara, Landucci giocò tra i pali della Fiorentina 25 partite, Galli nel Milan raccolse 32 presenze mentre l'unico sempre presente tra i pali della sua formazione fu  Andrea Pazzagli che con l'Ascoli scese in campo in tutte le 34 gare di campionato.







domenica 27 dicembre 2020

QUANDO RENZO GALLIANI PASSO' DAL CABIATE AL MILAN

 



Accadde nella metà di quegli splendidi anni '80 dei quali  spesso e volentieri vado narrando su queste pagine.
In quegli anni lì, l'amico Renzo Galliani, uno dei ragazzi con i quali talvolta si condivideva le partitelle di calcetto nel nostro  "Stadio dei Sogni" (che era il campo di pattinaggio del Centro Giovanile San Luigi),  passò a giocare dal nostro C.G. CABIATE al  "mio" Milan.
Mi ricordo bene che, all'epoca, nelle discussioni di calcio fra noi ragazzi in  oratorio, non si parlava d'altro. 
Renzo Galliani, nei miei ricordi, resta un vero talento naturale. 
Un attaccante dall'istinto Puro che, se devo paragonare a qualcuno, con le dovute differeze e precauzioni, accosterei ad un giovane Marco Van Basten.
Vi era nelle sue movenze quell'estrema e sorpredente eleganza ed abilità che te lo faceva subito saltare all'occhio. 
Il passaggio da una piccola realtà come quella del paese ad una società dal grande blasone come quella del Milan era prerogativa di pochi, pochissimi eletti. Gente, insomma, che aveva i Piedi Buoni con entrambe le lettere miuscole.
E il nostro, in virtù di quanto sopra ho esposto, era  con tutto il diritto di questo mondo, tra quei pochi eletti.
Per tutti, all'Oratorio di Cabiate, Renzo Galliani era detto "Uribe", come il formidabile bomber peruviano che in quegli anni lì giocò in Italia con la maglia del Cagliari e che era tra i più forti calciatori sudamericani  dell'epoca insieme a Maradona e ai brasiliani Zico e Falcao. Che poi non ho mai capito quale fosse l'origine di tale soprannome, ma tant'è che, per tutti lui era "Uribe".
Ho il ricordo delle foto di questo nostro amico cabiatese con la maglia del Milan che vedevo e appuntavo regolarmente con dei fogli bianchi inseriti nelle pagine delle riviste di calcio per tenerli a futura memoria. Ho per certo anche alcuni numeri di FORZA MILAN di quegli anni con le  relative foto ma la memoria mi ha riportato a sfogliare ripassando velocemente tutti i vecchi numeri del Guerin Sportivo  a cavallo tra il 1985 e il 1986 e, nel giro di qualche ora,  ho ritrovato quell'articolo che il Guerino dedicò proprio nel dicembre del 1986 alle giovanili Rossonere e dal quale ho tratto le foto che accompagnano questo post. 
Ho chiesto poi l'aiuto del più grande collezionista di materiale calcistico del mondo che io conosca, l'amico Shahan Petrossian che, da Los Angeles,  in meno di due ore mi ha spedito  il  file  PDF  di quel Guerin Sportivo n. 51 datato 17 dicembre 1986.
In quel numero, tra le altre foto delle giovanili rossonere, vi è anche quella che ritraeva l'amico Renzo con i suoi compagni della formazione del  Milan - Giovanissimi  annata 1986/1987 allenata da Luigi Balestra.
Sempre in quel Milan non può passare certo inosservata la figura del portiere Carlo Cudicini ... ragazzo dal cognome  impegnativo e del quale un giorno parlaremo in un post a lui dedicato. 
Sono ricordi, anche questi, di tempi certamente lontani, ma anche di storie che vanno ricordate e, di tanto in tanto ripassate ...
La Storia di Renzo, detto "Uribe", uno degli Eroi del "Nostro Tempo Migliore".




(Foto tratta dal Guerin Sportivo n. 51/1986)




P.S. Grazie a Shahan Petrossian per l'assistenza al pezzo  http://soccernostalgia.blogspot.com/






QUANDO IL MILAN GIOCO' A CABIATE

 


La “rosa” del Milan 1981-82. Da sinistra, in alto: Mariconti (massaggiatore), Collovati, Baresi, Tassotti, Buriani, Piotti, Battistini, Mandressi, Jordan, Maldera, Gambino, Ribolzi (massaggiatore); al centro: Moro, Minoia, Romano, Monti (medico sociale), Ferretti (allenatore in 2a), Radice (allenatore), Grandi (preparatore atletico), Novellino, Antonelli, Cuoghi; in basso: Incontri, Incocciati, Icardi, Cambiaghi, Gadda, Evani, Tumiatti, Galli, Pedretti, Donà



Accadde il 4 febbraio  1982 al Campo Sportivo di Cabiate.
Quel giorno, proprio qui davanti a casa mia, in Via Baracca,  per giocare quella che si poteva, a ragione, definire  "un'amichevole di lusso"  contro il nostro C.G. CABIATE CALCIO  arrivò  il  "mio" MILAN.
Questo post, a  ricordo di un evento "Storico" per tutti gli amanti del calcio della "Piccola Parigi",  non sarebbe stato possibile realizzarlo senza l'aiuto dell'amico Fabio Abbondi che, nel Grande Mare di Internet, ha scovato quel pezzo mancante, necessario per poter stendere le presenti righe, di cui sempre sono andato in cerca ma che mai avevo trovato: il tabellino a testimonianza "unica" di quella gara.
Il tabellino, che Fabio ha recuperato dal sito http://www.magliarossonera.it/ , lo riporto integralmente in calce a queste righe avvertendo che, purtroppo, manca la formazione che il C.G. Cabiate schierò in campo quel giorno.
I ricordi di quella gara, nascosti nei cassetti della mia memoria, sono invero ridotti ad un unico ma prezioso aneddoto.
Con i miei (quasi) 11 anni, in quel giorno del mese di febbraio, ero in giro per la via Dante in compagnia dell'amico Johnny Caldera e sicuramente qualche altro "socio", in tutt'altre faccende affaccendato allorchè facemmo un incontro che poi restò per sempre nella mia memoria come il ricordo di "quando il Milan giocò a Cabiate".   Molto più della partita stessa che, peraltro, non vidi.
Stazionavamo con le nostre biciclette presso la panchina di cemento che, qualcuno tra i più attempati, ricorderà, stava tra il semaforo di Via Dante angolo Viale Repubblica e il Cimitero. Ad un certo punto, proveniente da Viale Repubblica girò in Via Dante una macchina di grossa cilindrata che non passò inosservata: una BMW lustra e imponente  che, dopo aver percorso lentamente poche decine di metri si fermò all'altezza della nostra panchina. Il guidatore tirò giù il finestrino. Quel viso lo riconobbi subito: era Walter Novellino che di quel mio Milan era uno dei giocatori più importanti. Di fianco a lui riconobbi subito anche il biondissimo Ruben Buriani. Ricordo che restai di stucco. Novellino ci chiese dove fosse il campo sportivo e ricordo che gli indicammo il muro grigio che facendo angolo tra la via Dante e la Via Baracca delimitava il confine tra l'Oratorio, Campo Sportivo compreso, e il resto di quel nostro "piccolo mondo".
Esattamente, del come e sopratutto del  perchè di quella gara poi non vidi nemmeno un minuto non ho un ricordo proprio chiaro.
Con il senno di poi, sapendo che tra i pali rossoneri c'era quell'Ottorino Piotti che di lì a un anno diventò uno dei miei idoli tra i numeri 1,  posso dire di  aver mancato un appuntamento "unico" nella vita, di quelli che, sì, sono proprio "treni che passano una volta sola" e lasciano dietro una marea di coccodrilli a piangere lacrime inutili.
Resterà a mia parziale consolazione,  fino alla notte dei tempi, solo il piacere di quell'incontro "ravvicinato" ed inaspettato con Novellino e Buriani ...
Mio fratello Luca, quel pomeriggio, era di servizio al piccolo barinetto del campo sportivo e quindi anche i suoi ricordi di quella partita non sono granchè focalizzati sulla gara quanto piuttosto sul contesto in cui la stessa si svolse.
L'amico Fabio, che vide la partita da dietro la porta  posta sulla Via Baracca, ricorda invece chiaramente l'attacante scozzese Joe Jordan, detto "Lo Squalo", che essendo lo straniero del gruppo era un po' anche la Star, conservando, per esempio, il rammarico di non aver prestato attenzione più di tanto a quel Franco Baresi che col tempo sarebbe poi entrato per sempre nel Mito con la sua maglia numero 6 a mettere il sigillo sull'epoca d'Oro del Leggendario Milan di Sacchi che sarebbe stato lì da venire pochi anni dopo.
Quel Milan della Stagione 1981/1982, invece, passò purtroppo alla storia per la seconda retrocessione in serie B nella storia del Club  e, proprio nella gara di Cabiate in panchina come allenatore dei rossoneri sedette Italo Galbiati che aveva appena preso il posto dell'esonerato Gigi Radice.
Sempre quel Milan fu quello che Carlo Vanzina immortalò nel celebre ECCEZZZIUNALE VERAMENTE con Diego Abatantuono. Le due gare del Milan contro Inter e Juventus, entrambe perse dai rossoneri per 0-1 rispettivamente il 25 ed il 4 di  ottobre  del 1981  furono i primi e poco incoraggianti segnali di quella tribolata stagione.
Così, dopo tanti anni che questo post l'avevo in mente, finalmente è venuto fuori ... 
Ricordi lontani, di un tempo lontano, certamente più felice e spensierato volato via sulle ali dei miei undici anni, qui, nella Piccola Parigi  che oggi, come in quelle cartoline che restano invendute negli espositori e sbiadiscono con il tempo, ha perso i suoi splendenti colori e chissà se potrà rivedere mai un evento come quello che andò in scena quel 4 febbraio di 38 anni fa. 
Un'eternità.




Cabiate (Comunale), 4 febbraio 1982

Milan-Cabiate  11-0 (5-0)

Milan: Piotti (46' Incontri); Tassotti, Maldera III  (65' Gadda); Venturi, Collovati (46' Minoia), Baresi; Buriani, Novellino (46'  Incocciati),  Moro (46'  Evani), Antonelli (60' Cambiaghi), Jordan. All.: Galbiati.

Reti: 8' Buriani, 13' Jordan, 21' Venturi,  34' Jordan, 43' Buriani, 50' Incocciati, 60' Mandressi, 65' Evani, 73' Cambiaghi, 75' Venturi, 80' Mandressi.

Undici gol  contro il Cabiate

ˮCabiate.  - Undici gol,  e un  buon movimento di  tutta la squadra,  apparsa in  salute.  Il  Milan si è preparato così alla  partita col Napoli, offrendo contro i dilettanti del Cabiate (1 divisione)  incoraggianti indicazioni  a  Gal- biati.  Tassotti è ormai recuperato e può rientrare dopo due giornate d'assenza.

Baresi  h disputato  90   minuti senza  problemi.  Ad   un certo punto verso  la  fine della gara è rimasto a  terra dopo un  contrasto.  Tutti hanno tremato,  ma  il  libero si è rialzato poco dopo,  in  buone condizioni.  Moro ha  su- bito una botta al  ginocchio.ˮ  (La Gazzetta  dello  Sport,

5-2-1982)





P.S.  Se, tra chi leggerà questo post, vi è qualcuno che ha qualche fotografia in ricordo di questa gara, così allo stesso modo chi avesse notizie della formazione che il C.G. CABIATE schierò quel giorno contro il Milan e volesse condividere con noi ci farebbe davvero felici. 















sabato 28 novembre 2020

Io e Diego ... per altri giorni

 



Senza Peccati e Peccatori non ci sarebbero Santi ...
Sulla scomparsa del Più Grande Pedatore della Storia del Calcio mi è toccato rileggere alcune "verità scomode" sui peccati dell'Uomo  messe sul piatto da qualche "Analfabeta della Vita" che ha preferito ricordare e sottolineare a tutti le mancanze dell'Uomo non avendo probabilmente migliori argomenti con i quali intervenire in questo triste momento per tutti noi amanti della "Pelota".
E così mentre questi Moralisti dell'Ultima Ora  (sempre Analfabeti della Vita) sparavano le loro cartucce al veleno il Buon "Diez"  arrivava al cospetto del "Barba", di Dio, come amava chiamarlo lui.
E immagino questo Dio dal Grande Cuore che l'avrà accolto, come un Buon Padre,  con un piglio certo severo per le sua molteplici mancanze ma subito dopo con un Abbraccio Grande riservato a un Figlio che, certo, ha sbagliato, ma nel Mondo ha gettato un seme che è diventato un Grande Albero chiamato Rivincita sotto il quale hanno trovato gioia milioni di persone in tutto il Mondo.
La storia è nota a tutti, e per chi, come il sottoscritto, l'ha vissuta per intero ed in presa diretta, nelle notti memorabili del Mondiale Messicano del  1986, quelle notti che lo consacrarono il "Dio del Calcio",  la  sua dipartita segna la fine di una Storia che, certo, come Pedatore era finita già da tempo ma che, proprio come testimone del tempo, lasciava al "Diez" ancora ampio margine per regalare altri capitoli.
Quando il Barcellona lo vendette al Napoli, probabilmente credendolo "finito" dopo l'incidente al ginocchio, la storia del Calcio cambiò.
Il ragazzo argentino accettò una sfida che sembrava inpossibile. 
Ai ragazzini di oggi potremmo spiegarla così: pensate a un Ronaldo Cristiano, o di un Messi Leonardo che lasciano Juve e Barcellona per andare a giocare, per citarne qualcuna  (senza voler mancare di rispetto a nessuno) in un Benevento o in un Verona.
Sbarcato a Napoli, in una squadra che non poteva certo competere con le grandi corazzate del Nord, Maradona ha regalato prima una Speranza, e poi una Rivincita immensa ad un'intera città, indicando una strada che chiaramente portava alla Luce dopo un cammino tormentato ma, in ogni caso, determinato.
Il Capolavoro compiuto con la vittoria finale nel  Mondiale in Messico nel 1986 e il primo Scudetto portato al Napoli nella primavera del  1987  regalarono gioia a una moltitudine di persone.
E non solo argentini e napoletani: davanti a questo Campione si aprirono i cuori di tutti quegli appassionati del calcio che, magari restando faziosi, non potevano non alzarsi in piedi e applaudire al passaggio di un Re.
Passeranno secoli e resterà intatta, tramandata da generazioni, la Leggenda del "Diez" ... un Uomo che prese per Mano il Calcio e ne cambiò la Storia.
Resteremo sempre sullo stesso Sentiero ... io e te. 
Per altri giorni. 






sabato 14 novembre 2020

Io e Jozef Mlynarczyk, una storia di amore e odio

 


Era  il pomeriggio di lunedì 14 giugno 1982 quando incrociai per la prima volta la mia strada di accanito appassionato di numeri 1 con quella di  questo portiere dal nome talmente complicato che, all'epoca, mi sembrò più semplice e scolastico  archiviare e memorizzare sotto il nome di Walesa, data la somiglianza che gli attribuì con il noto politico e leader del movimento noto come "Solidarnosc".
Quel pomeriggio l'Italia di Enzo Bearzot affrontò la prima gara del Mundial di Spagna 1982 affontando a Vigo la Polonia.
Jozef Mlynarczyk o, Comedivolessesipronunciasse, aveva davvero un nome complicato tanto che probabilmente lo stesso Nando Martellini, che fece la telecronaca di quella partita, decise a ragione di semplificare la cosa chiamandolo più volte in causa come "Il Portiere Polacco"  per  evitare lo scomodo scioglilingua.
Vestito di verde, in quella gara, il baffuto portiere polacco fu bravo in qualche occasione e fortunato in altre, come quando fu salvato, nel secondo tempo, del compagno Lato che salvò sulla linea di porta una palla che sembrava già dentro la rete o ancora  quando l'aiuto arrivò dalla traversa su un tiro scoccato perenteorio dal nostro Tardelli. 
Quella partita finì 0-0 e ancora non potevo sapere che di lì a pochi giorni avrei ritrovato il baffuto Jozef per la seconda volta sulla mia "Via dei Portieri".
Accadde giovedì 8 luglio 1982. Questa volta  Italia e Polonia si contendevano l'accesso alla finale del Mundial. 
Tutt'altra storia rispetto a quella del precedente incontro.
Sempre in campo con il suo maglione verde, Jozef Mlynarczyk dovette capitolare quasi subito sotto i colpi del Bomber Paolo Pablito Rossi che realizzò una doppietta, con la prima rete al minuto 22 nel corso del primo tempo e la successiva rete al minuto 73 della ripresa. 
L'Italia volò in finale mentre la Polonia si classificò al terzo posto nel mondiale a spese della Francia e così, Mlynarczyk, affiancò Tomaszewski nella classifica dei portieri polacchi con il miglior piazzamento alla fase finale di un campionato del mondo di calcio.
Negli anni successivi incrocia ancora il polacco sulla via delle coppe europee.
Tuttavia, la storia di amore con questo interprete del ruolo terminò, momentaneamente, la sera del 27 maggio 1987.
Accadde allo stadio Ernst-Happel di Vienna. In quella notte, per me dolorosa, il mio Jean-Marie Pfaff con il suo Bayern Monaco avrebbe dovuto alzare al cielo la Coppa dei Campioni in quella finale, tanto attesa, che vedeva i bavaresi opposti ai portoghesi del Porto.
Dal gennaio del 1986 a difendere i pali della squadra di Oporto vi era proprio Mlynarczyk e, se devo essere sincero, visto i trascorsi favorevoli del Mundial Spagnolo pavoneggiai la vittoria del mio belga, nel confronto diretto, forte proprio del favore dei precedenti incroci con Jozef.
Sceso in campo con il solito "Giallo" portafortuna, il mio belga aveva però quello strano abbinamento con i pantaloncini azzurri che mai aveva proposto prima. Il polacco, invece, si presentò di Azzurro Vestito.
La notte di Vienna, partendo dal famoso gol dell'algerino Madjer, il tacco di Allah che pareggiò l'iniziale vantaggio bavarese con Kogl, per finire con la rete del brasiliano (con trascorsi italiani) Juary, fu un autentico incubo e, devo dire, odiai per un po il baffuto polacco, che vidi alzare al cielo di Vienna la coppa che avrebbe, secondo i miei piani, portato il mio Pfaff nel trono degli immortali. 
Fu la prima Coppa dei Campioni vinta dalla squadra di Oporto e, Jozef,  sarà per sempre parte della Storia.
Passò qualche mese e, alla fine, tornai a far pace con Mlynarczyk la sera di domenica 13 dicembre di quel 1987 allorchè tifai per lui nella finale di Coppa Intercontinentale che vide il Porto Campione d'Europa affrontare gli uruguagi del Penarol Campioni del Sudamerica.
Di quella gara che,  ricordo, vidi in differita  la sera di quella domenica in camera mia sul piccolo televisore arancione Grundig (in rigoroso bianco e nero)  chiara mi è rimasta l'immagine della fitta nevicata che avvolse il National Stadium di Tokyo ove per tradizione si svolgeva quella gara "mondiale".
Il campo era completamente imbiancato e le classiche tromebette giapponesi suonavano ovattate dalla copiosa neve: il dirempettaio di Mlynarczyk, il collega uruguagio Eduardo Pereira,  non riscuoteva la mia simpatia pertanto tifai per Jozef che giocò il primo tempo con un'inedita maglia grigia (che mi ricordò come il suo verde del 1982 fosse più bello del grigio del nostro Dino"Mito" Zoff) salvo poi sfoggiare il talismano della maglia Azzurra che, nell'evidenza dei fatti, portò bene.
Dopo il vantaggio del Porto col gol del Bomber Fernando Gomes, il pareggio del Penarol arrivò al minuto 80 con Ricardo Viera. Nel corso dei tempi supplementari ci pensò il solito Rabah Madjer a mettere le corse a posto e a consegnare al Porto la sua prima Coppa Intercontinentale portando sempre più dentro la Storia del Calcio e del Club il suo baffuto portiere polacco.
A distanza di anni, questa storia di amore e odio e poi ancora amore la dovevo mettere nero su bianco per pagare così il giusto tributo a questo grande Numero 1 che, nella Storia del calcio della sua nazione, può essere ritenuto secondo solo alla classe immensa e cristallina di Jan Tomaszewski.


(IL PORTO CAMPIONE DEL MONDO 1987)