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sabato 10 settembre 2022

"Claudio dei Miracoli": Ode in Memoria di Claudio "Garellik" Garella

 



Inizio primavera 1985. 
La volata finale verso il primo storico Scudetto del Verona di Osvaldo Bagnoli  io la seguii tutta in presa diretta, settimana dopo settimana,  dalle pagine del Guerino.
Di quell'autentica Armata Brancaleone che fece divertire ed emozionare un po' tutti noi amanti del "Bel Gioco Che Fu" Claudio Garella era il fantastico  Portiere.
Un Portiere del quale ho già avuto modo di narrare in questo blog nel seguente articolo:
Il 21 aprile 1985 allo stadio Meazza in San Siro si disputò quel Milan - Verona che, terminata a reti inviolate nonostante l'assalto milanista alla porta del Verona,  consacrò il portiere della formazione scaligera alla "Leggenda" con quel soprannome, GARELLIK, che venne fuori dalla storica copertina del Guerino in edicola il mercoledì dopo quella gara nella quale Garella parò l'impossibile.


Claudio Garella parava i tiri degli avversari con mani e piedi e, proprio quelle parate di piede, che faceva con una naturalezza disarmante in barba alle leggi di "stile" e di "fisica", l'hanno consacrato nella Storia del Calcio  ad Eterna Leggenda e  chi l'ha visto, chi c'era  in quel tempo lì, ne può testimoniare tutta la straordinaria unicità.
Appena il tempo di festeggiare lo Storico Scudetto con il Verona  che "Garellik" passò al Napoli per conseguire un altro "Miracolo Sportivo", cioè  quello di diventare il portiere titolare del  primo storico Scudetto della storia partenopea.
Lo scorso 12 agosto  il "nostro" Garellik se n'è andato, all'età di 67 anni, allungando così l'inesorabile lista degli "Amici Alati" che con il tempo ci hanno salutato.
Anche per lui ci sarà sempre posto nella nostra Squadra del Sogno a giocare partite infinite nello Stadio dei Sogni.
Nel presente di 37 anni fa compro il Guerin Sportivo n. 17,  e  resto affascinato da quel portiere che esce a contendere il pallone in una battaglia aerea con il "nostro" rossonero Mark Hateley ... è passato tanto tempo ma resta la magia ... 
E come scriveva Juan Villoro ... anche per Garella vale il detto: "Non è lui che se ne va, è il tempo."


(21 aprile 1985  MILAN - VERONA  0-0)













domenica 10 luglio 2022

Breve Elogio alla Follia di René Higuita

 



Se non v'è dubbio alcuno sul fatto che nella mia formazione ideale il Portiere  titolare sia ormai da tempo immemore il belga Jean-Marie Pfaff   con lo scorrere del tempo e delle stagioni  sta prendendo piede dentro la mia memoria "storica"   la figura del Portiere che sarebbe titolare nella mia "FantaFormazione":  cioè quella Squadra dei Sogni che non allinea  Campioni solo in quanto tali ma che, piuttosto, allinea quei giocatori che sono stati la Gioia del Popolo, quelli eccentrici, quelli un po' folli, in grado di compiere azioni al di fuori di ogni logica strettamente legata al risultato, le gesta dei quali sono impresse nella mia memoria di "testimone" del tempo.
Ed ecco allora che tra i più grandi interpreti del ruolo, in questa sua eccezione, emerge maestosa la figura del colombiano René Higuita.
A René  in questo Blog ho già dedicato ampio spazio in tre pezzi che potete andare a rileggere a questi link:


Il portiere colombiano rappresenta in pieno quella "follia" che oggi manca totalmente nel mondo del Calcio, e che in quegli anni tra il 1990 e il 2000 mi conquistò letteralmente.
Come dimenticare la scorribanda di questo portiere riccioluto che si prese la briga di mettersi a scartare ben lontano dai pali della sua porta quello che, all'epoca, era l'attaccante più forte al mondo, l'olandese Marco Van Basten in quella finale della coppa intercontinentale del dicembre 1989 che vedeva il Milan opposto al Nacional Medellin.



E se è vero come è vero che una di queste sue scorribande al limite del lecito costò alla nazionale colombiana l'eliminazione agli ottavi di finale della Coppa del Mondo di Calcio ai tempi di Italia 1990, è anche vero che il popolo colombiano ha sempre amato questo "matto" di René al netto di quello strafalcione contro il Camerun di un amore vero
Un amore passato attraverso la passione di una moltitudine di tifosi colombiani, dai Millonarios di Bogota al Nacional di Medellin, lasciandosi dietro una schiera infinita di appassionati ammiratori che in lui vedevano al "vera" gioia del Calcio.
E se poi all'uomo nato a Medellin è toccato l'inevitabile destino di passare attraverso le vicende che lo circondavano, tra i narcos, la droga, la galera ...  ecco che la redenzione era sempre la stessa, quella che cantava sempre il Maestro Don Eduardo Galeano:

"Sono passati gli anni, e col tempo ho finito per assumere la mia identità: non sono altro che un mendicante di buon calcio. Vado per il mondo con il cappello in mano, e negli stadi supplico: "Una Bella Giocata, per l'amor di Dio".

... che poi, nel caso del portiere colombiano erano quelle sgroppate fuori dalla sua area di rigore o quei colpi di genio come il famoso  "colpo dello scorpione": giocate che mischiavano il genio alla follia e che messe sul piatto della bilancia sportiva  di una vita intera  gli hanno garantito l'immortalità al pari di quegli altri "Campioni Regolari", quelli che facendo calcoli sono arrivati nell'Olimpo del Calcio regalando sempre gioia ed emozioni ... ma non sdoganando mai la "follia"
Sempre Viva René.






















giovedì 2 giugno 2022

La Fede dell'amico Matteo e di Zio Cherubino nell'anno D'Oro del Monza & la maglia Gialla di Di Gregorio sotto il "Sole in Tasca" di Giuseppe Pastore

 



Stadio Arena Garibaldi - Romeo Anconetani di di Pisa.
Pochi minuti dopo le 23 di domenica 29 maggio 2022: l'arbitro Maurizio Mariani (uno che, per cognome,  potrebbe essere sbarcato a Pisa proveniente direttamente da qualche paesino della Brianza) fischia la fine della gara di ritorno dello spareggio per la promozione in serie A
Il tabellone dello Stadio segna  Pisa - Monza 3-4.
Un risultato  Storico: che poi, nella Storia, il 4-3 associato da lì e per sempre  a quell'Italia - Germania Ovest al Mundial Messicano del  1970 è il "Risultato Classico" delle gare che vanno ai supplementari nell'immaginario collettivo. Delle gare che passano direttamente dalla Storia alla Leggenda.
Il Monza è promosso nella massima serie dei Campionati Professionistici italiani per la prima volta nella sua lunga   Storia iniziata 110 anni fa.
Il risultato era atteso, ma non dato per scontato.
Il 21 febbraio 2021 su questo blog pubblicai un post dal titolo  MICHELE DI GREGORIO PORTIERE KAMIKAZE DEL MONZA CHE FARA' LA STORIA
Quando scrissi quel post, in fede, pensavo che la promozione arrivasse già nella tarda primavera di quel  2021 ma, come direbbe Diego "El Pibe De Oro", di solito El Barba (Dio) non concede mai i suoi favori a caso e così, per l'avverarsi della profezia, avremmo dovuto aspettare ancora una stagione  e, di sicuro, qualche sofferenza condita col dubbio che ogni tanto mi assaliva,  che forse fosse più opportuno  "togliere" il post dal blog per possibile ed eventuale "malasorte", cosa che però non ho mai fatto convinto dal progetto "berlusco-gallianiano".
La sera del 29 maggio la prima immagine televisiva che mi è apparsa in video proveniente da quel di Pisa è quella che riporto qui sotto.


L'amico Matteo insieme allo Zio Cherubino che, subito dietro di lui, con i suoi 77 anni di fede e passione per i Biancorossi, è stato   colui che ha inculcato la medesima passione  in Matteo, entrambi inquadrati dalle telecamere di DAZN sugli spalti dell'Arena Garibaldi.


(Zio Cherubino  77 anni di Passione per il Monza  sugli spalti dell'Arena Garibaldi di Pisa)


Così, quando in uno Stadio con una decina di migliaia di persone, inquadrano questi amici cabiatesi di fede monzese beh, direbbe sempre Diego, vuol dire che "El Barba" ti sta mandando un chiaro messaggio ...
La Fede Calcistica dell'amico Matteo e di suo zio,  che li aveva portati  alla trasferta di Perugia la sera del 6 maggio, per l'ultima e decisiva gara di Campionato che avrebbe potuto portare il Monza in A con una promozione diretta (e che invece si chiudeva con una sconfitta trasformando la serata  da storica ad amara nel giro di un Amen),  è talmente profonda e radicata che i nostri si sono regolarmente presentati a Pisa per inseguire nuovamente il Sogno.
E la Fede Calcistica è un Dono che,  si sa per certo,  "El Barba" concede solo a quelli che la meritano.
E così eccoli lì i nostri primi  tifosi del Monza di nuovo pronti ad inseguire il Sogno, avendo già archiviato e derubricato a "delusione passata" l'amara serata di Perugia.
Quel Sogno che, dopo poco meno di dieci minuti di gara,  sembrava essere destinato a tramutarsi nell'ennesima e forse più atroce delusione con il Pisa già in vantaggio per 2-0.
Uno shock assoluto ...  con il "mio" Michele Di Gregorio  vestito di Giallo che assisteva impotente al maramaldeggiante atteggiamento degli attaccanti toscani. 
Ma il Giallo Vestito del "mio" portiere, sin dai lontani ricordi dei voli plastici del "mio"  belga Pfaff nel cielo azzurro di Mexico 1986, ha sempre portato bene.
E quindi anche sul 2-0 per il Pisa  la Fede, pur vacillando sotto le bordate "toscane",  è rimasta in piedi e a quei pisani che, già sfregandosi le mani ricordando lo spareggio Pisa-Monza del  2007 per la promozione in B con uno striscione all'epoca esposto che recava scritto   "VI SI TROMBA LA MONACA", andrebbe ricordato che ora, al timone del Monza vi è il Berlusca che, in fatto di "tromba" non sta secondo dietro nessuno ... e alla fine  il tabellone reca Pisa 3 - Monza 4 lasciando poco margine di spazio tra "quei che andavano trombando e quei che vennero trombati".
In mezzo a tutto ciò trova spazio il filo rosso (bianco ora ...  nero allora)  che collega le attuali vicende del Monza a quelle del Milan che proprio in questo anno di Grazia 2022 vince il suo Scudetto n.19.
Il filo che collega tutto è in realtà un Sole, Giallo,  come la maglia di Michele Di Gregorio.
Questo "Sole" non è un sole qualunque ...  ma arriva da una "proclamata profezia" che si perde nella notte dei tempi.
E' il "Sole in Tasca" che si portano appresso Berlusconi e Galliani e che, per le vicende passate dove il Rosso era per loro abbinato al Nero, viene raccontato in maniera esemplare da Giuseppe Pastore nel suo libro "IL MILAN COL SOLE IN TASCA. GLI ANNI  1986-1994".
E' quel Sole che splende laddove si incrociano le strade che passano tra   una programmazione "manageriale superiore" e una vera e sana "Passione",  vero e unico "propellente" per raggiungere traguardi che passeranno alla Storia.



Contattato Pastore su Facebook la mattina del 21 maggio scorso (scaramanticamente 24 ore prima della sfida scudetto con il Sassuolo che è valso lo Scudetto al mio Milan),  ho potuto trovare in questo giornalista e scrittore uno spirito affine nel vedere le cose del calcio ed ho potuto condividere sulla mia bacheca alcuni suoi  "pensieri" che, da persona che ha studiato e è riuscito ad entrare direttamente nel mondo del  "Berlusconismo Calcistico" in maniera totale,   ha scritto sulla sua bacheca la sera dello scorso 29 maggio, appena dopo il fischio finale di Mariani a Pisa, queste parole: 

"Da quando è uscito questo libro (24 febbraio), in meno di 100 giorni:
- il Milan ha vinto lo scudetto dopo 11 anni
- Carlo Ancelotti ha vinto il campionato e la Champions League
- Ariedo Braida è stato promosso in serie A (con la Cremonese)
- Berlusconi e Galliani sono stati promossi in serie A con il Monza
Pertanto, se lavorate in una società sportiva mediamente gloriosa e siete interessati a rilanciarne il marchio a prezzi tutto sommato contenuti, scrivetemi o telefonatemi ore pasti."

(Giuseppe Pastore - tratta da un post su Facebook)



Con ciò voglio fare la considerazione che sfugge  a qualche "Analfabeta Funzionale del Calcio", affermando che Berlusconi e Galliani non hanno portato il Monza in Serie A solo perché avevano più Soldi degli altri: certo, coi soldi compri i giocatori migliori, ma non sempre basta, altrimenti il PSG sarebbe campione d'Europa e del Mondo ...  dietro al "Miracolo" Monza del 2022 c'è esattamente il tipo di "appassionata"  programmazione e "amalgama" che viene chiaramente esposta nelle pagine del libro di Pastore.
Il "Sole in Tasca" di quel periodo fantastico della Storia Rossonera è tramontato  non prima, però,  di averci regalato immense meraviglie solo per risorgere ora, decenni dopo,  colorando l'orizzonte di Biancorosso ... 
L'immagine di Michele Di Gregorio, emozionato e visibilmente sfinito, appoggiato a fine gara sui tabelloni pubblicitari  a Pisa è l'avverarsi della mia "facile profezia"  dello scorso 21 febbraio 2021:  giunto al suo terzo playoff di fila per la promozione in massima serie  finalmente per lui si apre il meritatissimo sipario della Serie A.
Furono i tifosi del Pordenone, all'inizio della stagione 2019,  a soprannominarlo Tiger-Man dopo una notte di fantastiche parate contro lo Spezia.
E il giallo striato di  nero della sua divisa,  nella notte di Pisa, resterà per sempre il Marchio  della Tigre, il sigillo definitivo  sulla promozione del Monza in Serie A nell'anno di Grazia 2022.
Ed è già Storia.











 


   














sabato 28 maggio 2022

Birger Jensen e la Leggenda del portiere danese che finì sulla copertina dell'album Panini inglese

 



Londra,  10 Maggio  1978, Stadio di Wembley.
Quella sera nella splendida cornice della "Cattedrale del Calcio" andò in scena l'atto finale della Coppa dei Campioni edizione 1978/1979.
A contendersi il Trofeo  erano  il Liverpool di Mister Bob Paisley (dententore del Trofeo) e i belgi del Club Bruges che in semifinale aveva eliminato  la Juventus.
Tra i pali dei Reds  il leggendario Ray Clemence mentre il collega dirimpettatio chiamato  a difendere i pali della formazione belga era il certamente meno noto danese Birger Jensen. 
Una carriera, la sua, iniziata nei pali del B-1903 formazione di Copenhagen nel 1971 e proseguita poi dal 1974 al  1988  in Belgio nel Club Bruges squadra nella quale Jensen  giocò 390 partite vincendo per cinque volte il campionato e collezionando altri trofei minori e anche 19 presenza con la maglia da titolare della nazionale di calcio danese.



La finale di quel 10 maggio 1978  venne decisa da un lampo di Kenny Dalglish  che piegò la difesa belga e infilò sul palo più lontano l'incolpevole Jensen, sin lì preciso in ogni intervento a tenere i suoi in partita.
Già due anni prima, nel 1976, Liverpool e Bruges e i loro rispettivi guardiani, Clemence e Jensen si erano affrontati in una finale di coppa Europea: si trattava della Coppa Uefa. Anche in quella occasione i Reds ebbero la meglio: dopo aver vinto in casa 3-2 gli inglesi impattarono in Belgio per 1-1 aggiudicandosi il trofeo. 
Di quella partita, ciò che per Jensen passò alla storia, fu una sua foto che, scattata mentre il belga in uscita alta toglieva il pallone al giocatore inglese David Fairclough, sarebbe poi finita sulla copertina della raccolta di figurine Panini del Campionato Inglese edizione 1979.
Il Celebre "Album Panini" arrivò in Inghilterra, la prima volta, nel 1978 e quindi,  nella sua seconda edizione del 1979 ecco subito una copertina con un portiere in bell'evidenza ... e questi era Birger Jensen ... un danese sul Panini Inglese.
Per ritrovare un altro  numero 1 sulla copertina del "Panini"  inglese  si dovettero attendere 13 anni.
Nell'edizione 1992  tale onore toccò al Leggendario Guardiano dell'Arsenal  David Seaman.



Poi,  dopo l'edizione  1993,  questioni di diritti e vicende conseguenti portarono alla sospensione della raccolta delle figurine Panini che, in Inghilterra, ritorneranno solo nel  2020.

Nel frattempo è diventata una  Leggenda quella di Jensen, " il  Danese sul Panini inglese" .









domenica 1 maggio 2022

QUANDO MICHEL PREUD'HOMME BLOCCO' IL GRANDE MILAN DI SACCHI

 



Accadde la sera del 21 marzo del 1990 allo Stadio Giuseppe Meazza, in  San Siro, Milano.
Quella sera si disputò la gara di ritorno valevole per i quarti di finale della Coppa dei Campioni stagione 1989/1990.
Ospite del Milan era la formazione belga del Malines.
Dopo lo 0-0 maturato nella gara di andata disputata in Belgio il 7 marzo del 1990 gara nella quale il portiere del Milan Giovanni Galli riuscì a tenere la sua porta inviolata con due interventi strepitosi si tornava a Milano per la decisiva gara di ritorno.
E' stato chiesto recentemente a Giovanni Galli di stilare la sua personale "formazione ideale" di ogni tempo: il portiere toscano non ha avuto esitazione e, tra i pali della sua squadra ideale, ha inserito il belga Preud'Homme.
Sicuramente su questo giudizio ha influito quella famosa gara del 21 marzo 1990.
Quella sera Preud'Homme parò l'impossibile costringendo ai tempi supplementari  il grande Milan di Arrigo Sacchi.
Già stella indiscussa della formazione belga, il portiere ricciolone, che in nazionale aveva sostituito più che degnamente il leggendario Jean-Marie Pfaff,  respinse tutto il possibile facendo disperare in più occasioni i  tifosi rossoneri.
I quotidiani italiani tutti, l'indomani, resero merito ed onore a Michel Preud'Homme,  che capitolò solo dopo 105 minuti di fronte al Re Marco Van Basten. L'attaccante rossonero  Marco Simone realizzò poi la rete del definitivo 2-0.
Nella notte del 21 marzo 1990 ritornavamo con i compagni di classe  della quinta A -amministrativo del ITC Jean-Monnet di Mariano Comense dalla gita scolastica  a Vienna.
Se la sorte e il destino ogni tanto si sommano, non si dividono o si moltiplicano, io tornavo da Vienna nel momento stesso in cui, per il Grande Milan di Arrigo Sacchi passava il "Treno" per la Finale della Coppa Campioni  1989/1990 che si disputò proprio a Vienna.
La partita l'ascoltai per radio avendo chiari e limpidi in mente il volto, la maglia e lo stile di quel portiere Belga che aveva davvero il potere di fermare la più Grande Squadra del Mondo in quel momento lì.
Ci riuscì per 105  minuti ... poi il Dio del Calcio  destinò altrimenti i suoi favori.
Resta nella mente, indimenticabile, la serata di Michel Preud'Homme alla scala del Calcio.
Uno dei miei Eroi Alati.


(21-03-1990  MILAN -MALINES 2-0)





domenica 6 febbraio 2022

LUCA BUCCI IL MIO "FANTA-PORTIERE" DELLA STAGIONE 1994-1995

 



Fine di  agosto dell'anno di Grazia  1994,  era il tempo, quello,  dei  "pionieri" del FantaCalcio.
Primi esperimenti di una forma di intrattenimento che, col tempo, si sarebbe trasformata in  un'ottima  macchina per far  soldi.
Nella nebbia dei  tempi l'unica mia certezza era quella di avere in formazione quello che consideravo il "portiere del futuro":  Luca Bucci nato a Bologna il 13 marzo 1969 anni, portiere del Parma, erede di sua Maestà Claudio André Taffarel.
Bucci si rivelò in tutta la sua straordinaria bravura nel corso della stagione  1992-1993 difendendo i pali della Reggiana di Carlo Ancelotti che quell'anno vinse, a mani basse,  il Campionato di Serie B: con soli 16 reti subite in quel campionato, il portiere bolognese si  impose all'attenzione del grande pubblico e fece ritorno nell'agosto del 1993 alla casa "madre", il Parma.
La prima annata di Bucci in serie A con la maglia del  Parma di concluse con il primo "calice amaro" della sua carriera: nella finale di Coppa delle Coppe disputata a Copenaghen il 4 maggio 1994 il Parma venne sconfitto,  per una rete a zero, dagli inglesi dell'Arsenal. 
In campionato la formazione allenata da Nevio Scala concluse quella stagione al quinto posto e Luca Bucci collezionò 32 presenze.
Nell'asta di quel  "primitivo"  FantaCalcio, ricordo per certo,   lasciai  sul tavolo una  fortuna ma alla fine  Luca Bucci fu il primo portiere della mia  fanta-formazione CAMPER 1994.
Ogni venerdì sera il suo nome era il primo del mio listone.
Il resto della formazione, devo confessare, non la ricordo  più ... per certo però ricordo che non fu  una  grande  annata per  CAMPER 1994 e questo al di là delle sempre  ottime prestazioni del mio portiere che finì terzo classificato con il suo Parma il suo secondo campionato di  Serie A.
In quel crescendo di popolarità,  per  Luca  Bucci, arrivò anche il primo trofeo internazionale proprio al termine di quell'annata 1994-1995 allorché il Parma  vinse la  Coppa Uefa superando la Juventus nel doppio confronto  (vittoria 1-0 a Parma con gol di Dino Baggio  e  pareggio 1-1 nel ritorno a a Milano con reti di Vialli per la Juve e nuovamente Baggio per il Parma).
Nel mezzo di tutto questo, per Luca Bucci, ci fu anche la  chiamata in Nazionale da parte di Mister Arrigo Sacchi che, si narra, stravedesse per il portiere emiliano. Terzo portiere all'epoca del Mondiale USA dell'estate 1994 per Bucci sembrò aprirsi un futuro da numero 1 in Nazionale tra Peruzzi e Pagliuca. Una sfortunata serie di coincidenze, iniziata il 10 ottobre 1995, con l'espulsione dopo soli 10 minuti nella sua prima gara da titolare contro la Croazia in una gara valida per le qualificazioni ad Euro 1996, lo porterà nel giro di  dodici mesi fuori dal giro azzurro in coincidenza con la chiusura del ciclo di Sacchi.
Nel corso della stagione 1995-1996  l'esordio  tra i pali di un giovanotto di nome  Gianluigi Buffon pose fine, di fatto, alla permanenza di  Bucci a Parma anche se il nostro restò ancora qualche tempo finché, nel gennaio 1997, si trasferì in prestito   a  Perugia dove giocò le 17 gare del girone di ritorno.
Luca Bucci vestirà poi la maglia del Torino, dell'Empoli prima di fare ritorno per quattro stagioni a Parma e chiudere a Napoli la sua carriera nel giugno del 2009.
Per quanto il suo talento fosse "puro" per Luca Bucci  il treno della  Fortuna non è mai passato per bene e fino in fondo.
Il suo indiscutibile talento resterà per sempre relegato a quei giorni di "un futuro passato" di un "poteva essere e non è statao" ... che lasciano sempre un po' di amaro in bocca.
Per me resterà, sempre e per sempre, il mio primo portiere di FantaCalcio, del passato e del futuro.




















domenica 23 gennaio 2022

IL CALCIO E L'AMORE AI TEMPI DELL'UOMO RAGNO

 




Eletto per tre anni di  fila dal 1989 al 1991  come  miglior  portiere del mondo dall'IFFHS  (International Federation of Football History and Statistics)  la Leggenda di  Walter Zenga  rivive in questo libro che, uscito sul  finire del 2021,  è da considerare la sua autobiografia "definitiva" .
Nelle  240  pagine  di questo  libro  si ripercorre tutta la carriera  di Zenga. 
Scritto in maniera semplice ed efficace, con tutta una serie di  episodi e aneddoti  che rendono la lettura scorrevole e piacevole allo stesso tempo, questo  ERO  L'UOMO RAGNO  mette sul piatto della bilancia la  fama del calciatore/allenatore da una parte  e la vita sentimentale  "avventurosa" del nostro dall'altra, per giungere, infine, ad  una  auto-disamina molto sincera che  Zenga fa del suo tempo e dei suoi amori.
Scorrendo le pagine del libro ho rivissuto quel  periodo magico a cavallo tra gli  anni  ottanta e novanta quando Zenga,  con la sua nuova compagna  Roberta Termali e Fabio Fazio,  conduceva su  Odeon Tv  il programma  sportivo FORZA ITALIA: uno straordinario contenitore di storie di sport che, all'epoca, si conquistò uno zoccolo duro di spettatori che ne decretarono un buon successo anche in termini commerciali.
Walter Zenga rappresenta ancora oggi una  autentica Leggenda per quelli che  amano il ruolo del portiere, e questo indipendentemente da qualsiasi credo calcistico: il ragazzo aveva uno stile unico in campo e, a rileggerne le peripezie sentimentali, anche  fuori.
Rivederlo in azione  nei filmati di repertorio o ammirandone anche una semplice  foto sul campo  riporta subito alla mente il suo dinamico senso del volo, l'istinto acrobatico e quello stile che lo rendeva unico.
Un libro che consiglio di leggere a tutti gli amici portieri e in generale a tutti quelli che sanno bene che, quando gli parli di Walter Zenga, stai parlando dell'Uomo Ragno, un personaggio Fantastico che dicono non sia mai realmente esistito ma che noi, ragazzi dei settanta,  abbiamo visto con i nostri occhi svolazzare da un palo all'altro di una porta su un campo di calcio ai confini con l'infinito del bel tempo che fu.