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giovedì 14 maggio 2026

BORDALÁS E LA RIVINCITA DEL "RISULTATISMO"

 



di Luis Stefanoiu


9 maggio 2026 – C’è un’aria strana al Coliseum Alfonso Pérez. Nonostante la classifica sorrida e l’Europa sia a portata di mano, il clima non è quello delle grandi feste. Si respira piuttosto il sapore metallico della fine di un’epoca. Le indiscrezioni che filtrano da Madrid in queste ore sono ormai quasi certezze: José Bordalás lascerà il Getafe a fine stagione.

Non è un addio qualsiasi. È la fine del "Bordalismo", una filosofia che per anni ha diviso la Spagna tra chi la considerava un crimine contro l’estetica e chi, invece, un capolavoro di ingegneria della resistenza.

Il soffitto di cristallo

Il motivo della rottura è il più antico del mondo: l'ambizione che sbatte contro la realtà. Bordalás ha portato questo Getafe al settimo posto, lottando spalla a spalla con colossi come l'Athletic Bilbao e il Real Betis. Ma per fare l'ultimo passo, per trasformare una "fastidiosa outsider" in una nobile europea, servono investimenti che i rigidi paletti salariali della Liga non permettono al presidente Ángel Torres.

Bordalás è un generale che vuole artiglieria pesante; il club può offrirgli solo ottimi fanti. Da qui la scelta: lasciare ora, da vincente, prima che l'usura del tempo trasformi il miracolo in mediocrità.

L’eredità del "Cattivo"

Il Getafe del 2026 è l’ultima evoluzione del suo creatore. Una squadra che non si limita a difendere, ma che aggredisce lo spazio e i nervi degli avversari. Con la coppia Satriano-Vázquez davanti, Bordalás ha dimostrato che la sua "garra" può essere anche moderna e verticale. Eppure, il marchio di fabbrica resta quello: il blocco basso, il fallo tattico al momento giusto, quella capacità quasi diabolica di sporcare ogni linea di passaggio altrui.

In un calcio che si sta piegando agli algoritmi e al possesso palla esasperato, il Getafe è stato l’ultimo avamposto del calcio "di pancia". Amarlo è stato difficile per i puristi, ma ignorarlo è stato impossibile per chiunque.

Quale futuro?

Mentre le sirene della Premier League (con il Crystal Palace in pole position) chiamano il tecnico alicantino, a Getafe ci si interroga sul dopo. Chi avrà il coraggio di ereditare una trincea così profonda? Si fanno i nomi di profili emergenti come Diego Martínez, ma la verità è che il Getafe senza Bordalás rischia di diventare "una squadra come le altre". E per una piazza che ha costruito la sua identità sull'essere l'antagonista di tutti, questa sarebbe la sconfitta più grande.

Se ne va l'ultimo baluardo del pragmatismo estremo. La Liga perde il suo "villain" preferito, ma il calcio perde un pezzo di autenticità feroce. Godiamoci queste ultime tre giornate: l'ultima battaglia del generale Bordalás sta per concludersi.


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