9 maggio 2026 – C’è un’aria
strana al Coliseum Alfonso Pérez. Nonostante la classifica sorrida e l’Europa
sia a portata di mano, il clima non è quello delle grandi feste. Si respira
piuttosto il sapore metallico della fine di un’epoca. Le indiscrezioni che
filtrano da Madrid in queste ore sono ormai quasi certezze: José Bordalás
lascerà il Getafe a fine stagione.
Non è un addio qualsiasi. È la
fine del "Bordalismo", una filosofia che per anni ha diviso la Spagna
tra chi la considerava un crimine contro l’estetica e chi, invece, un
capolavoro di ingegneria della resistenza.
Il soffitto di cristallo
Il motivo della rottura è il più
antico del mondo: l'ambizione che sbatte contro la realtà. Bordalás ha portato
questo Getafe al settimo posto, lottando spalla a spalla con colossi come
l'Athletic Bilbao e il Real Betis. Ma per fare l'ultimo passo, per trasformare
una "fastidiosa outsider" in una nobile europea, servono investimenti
che i rigidi paletti salariali della Liga non permettono al presidente Ángel
Torres.
Bordalás è un generale che vuole
artiglieria pesante; il club può offrirgli solo ottimi fanti. Da qui la scelta:
lasciare ora, da vincente, prima che l'usura del tempo trasformi il miracolo in
mediocrità.
L’eredità del "Cattivo"
Il Getafe del 2026 è l’ultima
evoluzione del suo creatore. Una squadra che non si limita a difendere, ma che
aggredisce lo spazio e i nervi degli avversari. Con la coppia Satriano-Vázquez
davanti, Bordalás ha dimostrato che la sua "garra" può essere anche
moderna e verticale. Eppure, il marchio di fabbrica resta quello: il blocco
basso, il fallo tattico al momento giusto, quella capacità quasi diabolica di
sporcare ogni linea di passaggio altrui.
In un calcio che si sta piegando
agli algoritmi e al possesso palla esasperato, il Getafe è stato l’ultimo
avamposto del calcio "di pancia". Amarlo è stato difficile per i
puristi, ma ignorarlo è stato impossibile per chiunque.
Quale futuro?
Mentre le sirene della Premier
League (con il Crystal Palace in pole position) chiamano il tecnico alicantino,
a Getafe ci si interroga sul dopo. Chi avrà il coraggio di ereditare una
trincea così profonda? Si fanno i nomi di profili emergenti come Diego
Martínez, ma la verità è che il Getafe senza Bordalás rischia di diventare
"una squadra come le altre". E per una piazza che ha costruito la sua
identità sull'essere l'antagonista di tutti, questa sarebbe la sconfitta più
grande.
Se ne va l'ultimo baluardo del
pragmatismo estremo. La Liga perde il suo "villain" preferito, ma il
calcio perde un pezzo di autenticità feroce. Godiamoci queste ultime tre
giornate: l'ultima battaglia del generale Bordalás sta per concludersi.
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