Visualizzazioni totali

sabato 20 dicembre 2014

Thomas N'Kono detto lo Zamora Nero.


Thomas N'Kono, portiere camerunense nato il 20 luglio del  1955 a Dizanque,  si può considerare uno dei più forti portieri espressi dal movimento calcistico del continente africano.
Titolare della maglia numero 1 della nazionale del Camerun al mondiale di calcio spagnolo del 1982 e quindi ancora sulla cresta dell'onda al mondiale che si disputò in Italia nel 1990, N'Kono ha collezionato ben 110 presenze tra i pali dei Leoni Indomabili. 
Nel mondiale americano del 1994 N'Kono, pur incluso nella comitiva camerunense, non scese mai in campo.
Questo portiere, dotato di riflessi straordinari, giocava sempre con i pantaloni lunghi e rigorosamente neri. A vederlo tra i pali sembrava di trovarsi di fronte ad una pantera nera.
Già calciatore africano dell'anno nel 1979 (fu il primo portiere nella storia a ricevere tale riconoscimento)  nel 1982 si rivelò al mondo in tutta la sua bravura grazie alla partecipazione del Camerun al mondiale in Spagna. 
Sempre  in quel  1982 vinse per la seconda volta il premio destinato al miglior giocatore del continente africano.
Al termine del mondiale spagnolo il forte portiere africano fu ingaggiato  proprio in Spagna dall'Espanyol di Barcellona.
Dopo 12 anni trascorsi al Canon di Yaounde  (1970-1982) N'Kono passò ben 11 stagioni in Spagna: dal 1982 al 1991 a difesa dei pali dell'Espanyol  e poi, per due stagioni dal 1991 al 1993,  giocò nel Sabadell.
Ai tempi dell'Espanyol Thomas N'Kono disputò anche una finale di coppa Uefa, nella stagione 1987/1988 perdendola ai calci di rigore contro i tedeschi del Bayer Leverkusen.
Proprio a Barcellona Thomas N'Kono diventò uno dei più grandi beniamini dei tifosi dell'Espanyol: per lui fu coniato un soprannome addirittura leggendario: lo chiamarono "El Zamora Negro", lo Zamora Nero.
E, se gli spagnoli scomodarono il loro portiere più leggendario, un motivo c'era: Thomas N'Kono era un grande interprete del ruolo ed è tuttora considerato una leggenda tra i grandi che hanno vestito la maglia dei Leoni d'Africa: una leggenda del Camerun.





domenica 14 dicembre 2014

Milan vs Higuita 1 - 0



Il 17 dicembre 1989, alle ore 6 del mattino, con un freddo bestiale, eravamo in quattro in mezzo alla Via Corridoni a festeggiare la seconda vittoria  del Milan nella coppa Intercontinentale.
La prima coppa intercontinentale  i rossoneri la vinsero nel 1969. Non ero ancora nato.
Ecco quindi che la notte del 17/12/1989 ho vissuto la mia prima gioia intercontinentale rossonera.
Io, mio fratello, il mio omonimo Mauro Tagliabue  e il mitico Alberto Conti eravamo appena usciti da casa di Danilo Abbondi dopo aver assistito alla sfida tra il MILAN campione d’Europa e i colombiani del Nacional de Medellin campioni del sudamerica.
Qualcuno tra voi probabilmente se lo ricorderà anche, le sfide di coppa Intercontinentale si giocavano a Tokyo quando qui in Italia era notte fonda. Oltretutto gli sfegatati tifosi giapponesi seguivano la partita facendo suonare delle trombette che rendevano l’acustica dell’evento sportivo davvero unica. Chi ha avuto la fortuna di vedere almeno una volta tali partite quel suono inconfondibile se lo ricorderà ancora.
L’appuntamento era per le 2 del mattino. Mio fratello mi venne a svegliare per portarmi con lui. Era la gioia dell’evento che arrivava che non ci faceva avvertire il freddo di quella notte. L’amico Danilo, gran sfegatato rossonero, ci ospitava per la gran nottata.
Da notare come, dei cinque presenti, quella notte il solo e mitico Alberto era “neutro”, ossia non tifoso, ma voleva esserci, per il gusto di esserci.
Da gran studioso di calcio mi ero ben documentato sui nostri avversari. Una squadra di emeriti sconosciuti dove l’unico elemento eccezionale era (guarda i casi della vita) il portiere. Rene Higuita era infatti la stella del Medellin.
Higuita era il prototipo del portiere autenticamente LOCO (MATTO), per questo in Sudamerica egli era conosciuto solo come “EL LOCO” Lui batteva i rigori, tirava le punizioni, e difendeva la sua porta più come libero che come portiere. Egli stazionava infatti sempre sulla lunetta dell’area grande. Il portiere del Medellin divenne la colonna portante della nazionale Colombiana che a tratti stupì il mondo per il suo gioco spettacolare ai mondiali di Italia 90. Altri portieri, dopo di lui, iniziarono a giocare con i piedi alla ricerca del goal, il paraguayano Chilavert e il messicano Campos sono i suoi eredi.
La partita si presentava difficile, e così fu. EL LOCO HIGUITA organizzò un paio delle sue uscite spericolate fuori aria per fermare i nostri attaccanti (in particolare Van Basten).
Finirono i tempi regolamentari senza che lo 0 – 0 iniziale fosse variato. La sofferenza dei supplementari durò fino al 119 e penultimo minuto di gara. A quel minuto corrispose un calcio di punizione che il mitico Chicco Evani sparò dentro dritto per dritto alle spalle del  portiere colombiano. ERAVAMO CAMPIONI DEL MONDO!!! Scoppiò tutta la nostra gioia… tanta… troppa…
20 anni dopo la prima coppa INTERCONTINENTALE del 1969 era finalmente arrivato il bis.

(Testo originariamente redatto nell’agosto del 2002)

Nel frattempo sono passati 25 anni …  e quella notte resterà indimenticabile.




sabato 13 dicembre 2014

Quando "Toni" Schumacher uscì a vuoto nella finale Mondiale del 1986



Accadde il 29 giugno 1986 allo stadio Azteca di Città del Messico.
Quel giorno lì l’Argentina affrontò la Germania Ovest nella partita finale del mondiale di Calcio.
Da una parte il grande argentino Diego Armando Maradona, stella indiscussa del mondiale, e dall'altra  la solidità del gioco dei tedeschi.
Tra i pali della Germania  c’era lo straordinario Harald “Toni” Schumacher  che aveva contribuito in maniera determinante all'approdo dei tedeschi in finale risultando decisivo -  in particolar modo -  nella sfida dei quarti di finale contro il Messico quando  la gara si concluse ai calci di rigore.
Il portiere tedesco era famoso per le sue uscite spericolate e per il modo autoritario con il quale controllava tutta la sua area di rigore.
Memorabile l’incidente al Mondiale di Spagna 1982 allorché "Toni"  si scontrò in un'uscita al limite del lecito con il francese Battiston mandandolo all'ospedale.
Tuttavia, quel giorno, allo Stadio Azteca gli dei dei calcio avevano in serbo per lui un’amara sorpresa.
Quando l’orologio dell’incontro segnava il minuto 22 un calcio di punizione assegnato all'Argentina venne calciato verso il centro dell’area di rigore tedesca da Burruchaga.
Quando il pallone arrivò nell'area di rigore il leggendario “Toni” Schumacher si trovò  a mezz'aria proteso in un’uscita completamente sbagliata, sia per la scelta del tempo che per la valutazione della traiettoria del pallone.
Quel momento lì consegnava alla storia una delle pochissime  “uscite a vuoto” del grande “Toni”.
La palla finì sulla testa di Brown che realizzò la rete del vantaggio argentino.
La storia racconta poi che l’Argentina si impose per 3 reti a 2 diventando campione del Mondo.
Per Harald “Toni” Schumacher  quella partita resterà  tra i ricordi di una delle sue  poche, pochissime, uscite a vuoto.










Luciano Castellini detto "Il Giaguaro"



Luciano Castellini, nato a Milano il 12/12/1945, è stato il portiere titolare dell’ultimo scudetto vinto dal Torino nella sua storia: parliamo della stagione  1975-1976.
Portiere agile e spettacolare nei suoi interventi Castellini era soprannominato “Il Giaguaro” proprio per queste sue eccelse qualità acrobatiche.
Racconta la storia che la domenica  in cui si giocò l’ultima giornata di quel campionato 1975-1976, il 16 maggio 1976,  i granata erano impegnati in casa contro il Cesena (grande rivelazione del campionato) mentre la Juventus, che inseguiva i granata ad un solo punto di distacco, era impegnata fuori casa a Perugia.
Si decideva tutto in quei novanta minuti finali.
Quel pomeriggio al comunale di Torino  si trovarono di fronte  Castellini, tra i pali del Toro, e il “dottor” Boranga  tra i pali del Cesena. Due ottimi portieri.
Dopo il vantaggio granata con Pulici il sogno scudetto per i granata, cullato per anni, sembrò svanire allorché in uno sciagurato disimpegno difensivo il  granata Mozzini infilò la porta sbagliata: Castellini osservò  impotente il passaggio indietro del compagno infilarsi in rete.
Furono attimi di smarrimento per i tifosi granata.
La gara di Torino  finì così per 1 – 1  mentre a Perugia, con un risultato a sorpresa, la squadra locale piegò la Juventus .
Il Torino, nonostante il pareggio,  era Campione d’Italia e il pianto liberatorio del “Giaguaro” Castellini mentre abbracciava l’incredulo allenatore Gigi Radice raccontò di un’impresa storica.
Dopo otto stagioni con il Toro  nel campionato 1978/1979 Luciano Castellini passò a  difendere i pali del Napoli.
Il  “Giaguaro”, così come era successo a Torino, divenne in poco tempo un punto fermo della squadra partenopea e un beniamino per il pubblico.
Al termine della stagione 1984/1985 Castellini si ritirò lasciando dietro di sé la sua storia, fatta di parate spettacolari e interventi acrobatici. La storia di un professionista e, prima ancora, di un esemplare uomo di sport: la storia unica del “Giaguaro”.




domenica 7 dicembre 2014

Quando Franco Tancredi fu colpito da due petardi a Milano


Accadde il pomeriggio di domenica 13 dicembre 1987 allo stadio Giuseppe Meazza di San Siro in Milano.
La Roma del Barone Nils Liedholm salì a Milano per una delicata sfida contro il Milan di Arrigo Sacchi.
Il Milan, dopo dieci giornate di quel campionato 1987/1988,  tallonava il Napoli di Diego Armando Maradona che era in vetta al campionato.
Racconto una storia del tempo in cui il nostro campionato di calcio, la Serie A, era ancora il Campionato di Calcio più bello del mondo.
Quel pomeriggio, a Milano, il primo tempo di era chiuso a reti bianche. Da Napoli, invece,  arrivò la notizia del vantaggio dei partenopei sulla Juventus.
A pochi minuti dall'inizio del secondo tempo, mentre il portiere romanista Franco Tancredi stava raggiungendo il suo posto tra i pali, piovvero in campo alcuni petardi lanciati dai tifosi milanisti che stavano dietro la porta della Roma. 
Un petardo colpi Tancredi alla gamba mentre un altro gli scoppiò di fianco provocandogli uno svenimento.
Nelle cronache del dopo-partita il medico sociale della Roma, il Dottor Alicicco, raccontò di come il portiere romanista avesse rischiato la morte avendo sofferto di un arresto cardiaco con conseguente  ipomobilità delle gambe,  ipoacusia, oltre ad aver subito la sub-lussazione della mandibola: insomma più una cronaca da bollettino di guerra che la cronaca di una partita.
Tancredi fu portato poi in ospedale dove arrivarono le prime rassicurazioni sul suo stato di salute.
In sostituzione del portiere titolare esordì, tra i pali della Roma, un portiere che avrebbe poi scritto belle pagine di storia calcistica del'italica nazione: il giovane Angelo Peruzzi.
La cronaca della partita raccontò poi che, sul campo, il Milan vinse quella gara grazie ad un calcio di rigore realizzato dall'attaccante Pietro Paolo Virdis all'ottantaduesimo minuto di gioco.
Di lì a due giorni, com'era nelle attese, il Giudice Sportivo inflisse ai rossoneri la sconfitta per 0- 2 a tavolino a causa dell'incidente a Tancredi.
Con quel risultato a tavolino il Napoli  (vittorioso per 2 - 1 contro la Juventus) allungò il distacco in classifica.
Fu un'altra domenica amara per il calcio dell'italico stivale.
Ma l'importante, alla fine di quel concitato pomeriggio, fu sapere che Tancredi stava bene e si sarebbe ripreso in poco tempo. 
Il portiere romanista era  sempre stato un professionista esemplare. Un autentico Signore che non si meritava certo di divenire bersaglio di quegli pseudo-tifosi che in quella stagione stavano rovinando il Campionato più bello del Mondo.
Alla fine di quella stagione il "mio" Milan vinse la corsa scudetto con il Napoli e fu solo l'inizio della Storia del Grande Milan di Arrigo Sacchi.
Ma quella lì è un'altra storia.





sabato 6 dicembre 2014

La leggenda di Lamberto Boranga


Quella di Lamberto Boranga (portiere - tra le altre -  di Perugia, Fiorentina, Cesena, Parma) non è una storia. E' molto di più. E' qualcosa di molto simile ad una Leggenda.
Nato a Foligno il 30/10/1942 Boranga è stato uno dei grandi protagonisti del campionato di Calcio di Serie A  nei primi anni settanta. 
Di lui venivano tramandate le "pazzie" e le storie sul suo conto trascendevano la realtà per sconfinare nel mito. 
Si racconta che esiste una foto che lo ritrae, nel corso di una partita di campionato, mentre sorseggia beatamente un caffè che si fece servire tra i pali.
O ancora che, una volta, durante una gara in cui non fu particolarmente impegnato dagli avversari si andò a sedere sopra la traversa della sua porta.
Tutte le storie che lo riguardano sono state raccontate dallo scrittore e giornalista  Andrea Bacci in uno stupendo libro intitolato "IL CAPPOTTO SPAGNOLO - Parate, pazzie e voli acrobatici del dottor Lamberto Boranga" edito dalla beneamata casa editrice LIMINA.
In quel titolo c'è già tutta la straordinarietà di Boranga: infatti quel "dottor"  è il riferimento alle due lauree (in Medicina e in Biologia) che Lamberto Boranga conseguì nel mentre la sua carriera sportiva andava avanti.
Uno dei pochi - pochissimi - calciatori laureati.
Dal libro di Bacci viene fuori un personaggio veramente fantastico. Unico. 
La traiettoria umana che sorvola e si intreccia con  quella sportiva e ci regala il punto di vista di un uomo che è sempre stato coerente con le sue idee. Uno che parlava di doping nel calcio (in questo vicino al "mio" Toni Schumacher che denunciò tutto il marcio del calcio tedesco in un libro) quando nessuno osava anche solo pensarlo.
Il libro, uscito nel 2005, lasciava Boranga dedito alla sua attività di medico sportivo e sempre alle prese con più di un'attività sportiva vissuta, come sempre, con la passione e la gioia dell'eterna giovinezza.
Un libro che, a mio parere, andrebbe portato nelle scuole per far capire ai ragazzi che sognano nella vita di diventare dei campioni nello sport quanto sia importante anche lo studio. Perché poi nella vita non si sa mai.
E la cronaca ci racconta che, ancora oggi, il settantaduenne  Lamberto Boranga vola tra i pali di una porta come fosse un ragazzino oppure si diverte a battere il record del mondo di salto in alto nella categoria "master - over 70" come fosse la cosa più "semplice" di questo mondo.
Una Storia Splendida  quella di Lamberto  Boranga il portiere che a 72 anni ancora vola tra i legni di una porta come se ne avesse 20. Come se il tempo non fosse mai passato.
In una parola:  Leggendario.












Jan Tomaszewski e "La Battaglia navale di Francoforte"


Accadde a Francoforte nel tardo pomeriggio di mercoledì 3 luglio 1974.
Nella gara tra Polonia e Germania Ovest c'era in palio un posto per la finalissima del Campionato del Mondo che si disputò in Germania.
Le due squadre arrivarono all'appuntamento di Francoforte dopo aver battuto entrambe, nella seconda fase di qualificazione, Svezia e Jugoslavia.
La gara iniziò con il sole ma un incredibile acquazzone estivo rese il campo quasi impraticabile e, ancora oggi, quella sfida viene epicamente ricordata in Germania come "La Battaglia Navale di Francoforte".
Di fronte si trovarono due portieri straordinari. Il tedesco Sepp Maier e il  polacco Jan Tomaszewski.
Due squadre fortissime. Quella vista nel 1974 fu forse la miglior Polonia di ogni tempo.
In quella gara delicatissima sia il polacco Tomaszewski che il tedesco Maier furono perfetti. Pararono anche  l'impossibile e quando l'arbitro decretò un rigore a favore della Germania Ovest con il risultato ancora inchiodato sullo zero a zero il portiere polacco compì un autentico capolavoro. Parò infatti, tuffandosi sulla sua destra il tiro calciato dal tedesco Uli Hoeness mantenendo così in bilico la sfida.
Al 76° minuto di quella "battaglia" quel funanbolo del bomber tedesco Gerd Muller decise le sorti dell'incontro raccogliendo un rimpallo in area di rigore e battendo imparabilmente Tomaszewski con un preciso diagonale.
"La Battaglia Navale di Francoforte" si risolse così con la vittoria dei tedeschi padroni di casa. 
Quattro anni dopo, il 1 giugno 1978, Maier e Tomaszewski si trovarono di nuovo di fronte in una gara di Coppa del Mondo. Ma quel pomeriggio, al "Monumental" di Buenos Aires, nessuno riuscì a segnare reti ai due straordinari portieri e la sfida terminò zero a zero.
In quel mondiale 1978 Tomaszweski con la sua Polonia passò al secondo turno battendo, dopo il pareggio iniziale coi tedeschi,  Tunisia e Messico. 
Nella seconda fase la Polonia fu poi eliminata. Non era più la squadra brillante che spaventò i tedeschi nel 1974.
Jan Tomaszewski resterà sempre nella storia come il più forte portiere polacco di ogni tempo.
L'impresa più gloriosa della sua carriera la compì a Wembley nell'ottobre 1973 quando con le sue strepitose parate ed un po' di sana follia fermò con la sua Polonia l'Inghilterra inchiodandola sul punteggio di 1 a 1 che consentì ai polacchi di qualificarsi per il mondiale 1974.
Quando il nostro leggendario Dino Zoff smise di giocare organizzò una festa a San Remo dove invitò solo i colleghi portieri che più stimava: quel giorno lì c'erano, tutti insieme,  Lev Jascin, Gordon Banks e Jan Tomaszewski  ... tra i più grandi portieri ogni epoca.


(Dino Zoff & Jan Tomaszewski)