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domenica 19 luglio 2026

OSVALDO ... DEI MIRACOLI

 



Accadde nel maggio 1985, quello  dei miei 14 anni, e fu un evento indimenticabile per qualsiasi amante dello Sport e del Calcio in particolare.
Contro ogni possibile pronostico, in quel maggio magico, Davide sconfisse molteplici Golia e si laureò Campione d'Italia.
Davide era il Verona di Mister Osvaldo Bagnoli mentre i molteplici Golia erano la Juve di Trapattoni e Platini, l'Inter di  Castagner e Rummenigge, il Toro di Radice e Junior, il Milan del Barone Liedholm e Hateley, la Sampdoria di Bersellini e Mancini.
Fu il primo campionato, quello del 1984/1985, che seguii per intero dalle pagine del Guerino, direttore Adalberto Bortolotti che poi, proprio nel giugno di quel 1985 lasciò il posto al rientrate Italo Cucci che mi avrebbe accompagnato nella Magica e inarrivabile stagione di Mexico '86.
Tornando al presente di quel maggio di 41 anni fa serve rimarcare l'impresa straordinaria degli scaligeri che, guidati dall'uomo della Bovisa, Osvaldo Bagnoli, vinsero il campionato raccogliendo 43 punti in 30 partite davanti al Toro che chiuse con 39 punti.
Gran parte del  merito di quell'autentico miracolo sportivo fu fin da subito, e fuori da ogni dubbio,  attribuito al Mister della Bovisa.
Uomo silenzioso, un "non personaggio" che con la sua dose di semplice umanità entrò nel cuore di tutti quanti amavano quel Calcio lì, del Bel Tempo Che Fu.
La foto sopra, tratta dallo speciale che Maurizio Mosca dedicò all'impresa del Verona in un numero  delle "Stelle" del suo mensile SUPERGOL già allora lo "strillava" chiaramente: un miracolo.




Il Guerino, invece  strizzò l'occhio allo Scudetto scaligero mettendo in copertina una madrina d'eccezione, la veronese Maria Teresa Ruta.




In questa settimana di metà luglio del 2026 il Mago della Bovisa è venuto a mancare ed ho letto molteplici attestati di stima che, prima ancora di citare l'Allenatore, ricordavano l'Uomo, e il suo modo di intendere l'incrocio tra le cose della vita e le cose del pallone.

A 14 anni, credetemi, non esiste persona migliore al mondo di quella che ti può dimostrare, coi fatti,  che un Davide qualunque, possa veramente battere il Golia di turno, che non serve essere "baroni" o "speciali", che a volte basta un'armata brancaleone guidata da una persona normale, per bene, che lavora bene  e crede nel valore del  suo lavoro.

Poi è vero che fu un incrocio di astri stellari a portare il Nanu Galderisi  a segnare 11 reti e il danese Elkjaer a segnarne 8 una in meno del panzer Brigel che timbrò il cartellino ben 9 volte ma il caso è lì ad aiutare solo gli audaci e, in quel 1984/1985 gli scaligeri lo furono senza dubbio.

Un altro miracolo Osvaldo lo consegnò allo storia del Calcio italiano  quando, nella notte del 18  marzo 1992, alla guida del  Genoa sconfisse il Liverpool nella sua tana di Anfield, prima squadra italiana a riuscire nell'impresa fino a quel momento lì.

Immagino ora che, arrivato alla soglia della porta del Paradiso, il Mago della Bovisa sarà certamente stato accolto a braccia aperte da due straordinari compagni di quel bel tempo che fu:  cioè  dal suo portiere di quello straordinario Scudetto del 1985, il buon Claudio Garella (in Arte Garellik) scomparso nell'agosto del 2022 e dal suo capitano di quel  grifone capace di espugnare Anfield, cioè Gianluca Signorini.

Saluto così questo Signore di un Altro Tempo, di un altro Calcio,  che mi ha regalato emozioni forti e buone, lasciando grandi ricordi e un senso di  "giustizia sportiva" che oggi non esiste più, prima logorata e poi travolta dal "prodotto sportivo" che ancora ci ostiniamo a  chiamare calcio.