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martedì 27 agosto 2019

I "Portieri Acrobati" degli anni '80



Correva la metà degli anni '80 quando, tra  le tante iniziative editoriali che si affacciarono in edicola sullo scaffale dello sport,  arrivarono tutta una serie di numeri "monografici"  speciali del mensile "SUPERGOL"  dedicati di volta in volta ai protagonisti  del Calcio suddivisi  per i vari  ruoli che gli stessi occupavano in campo.
Così arrivò anche il turno di quelli che, nel titolo del giornale, furono definiti i "PORTIERI ACROBATI".
Questo numero de "LE STELLE DI SUPERGOL"  datato gennaio 1985 mi venne regalato dal mio amico Fabio "Bucci" Busnelli ed è tuttora conservato tra gi scaffali  dei "Preziosi Testimoni Del Calcio del Bel Tempo che Fu".
La carrellata degli eroi con il numero 1 sulle spalle contemplava i tre portieri che allora andavano per la maggiore nel campionato italiano: il giovane interista Walter Zenga, poi il romanistra Franco  Tancredi e il toscano Giovanni Galli portiere della Fiorentina ai quali venne dedicata gran parte del numero speciale.
Tra accenni storici ai  Grandi e Leggendari  Portieri  (Jascin, Gilmar, Zamora ecc) e un buon  resoconto sui Grandi Guardiani Azzurri (Combi, Zoff ecc) trovarono spazio anche i Guardiani che al tempo andavano per la maggiore in Europa e nel Mondo. Per intenderci, parlo di tutta gente che poi ha fatto la storia del Calcio, come il sovietico Dasaev, il tedesco Schumacher, l'inglese Clemence con la sola, unica e grande, mancanza del "mio" belga Pfaff il quale, suppur regolarmente citato nei testi degli articoli, non trovò spazio nella "carrellata fotografica".
A chiudere un pezzo dedicato all'immenso Dino Zoff.
A quei tempi, quando la carta era l'unica via di informazione "enciclopedica",  iniziative editoriali come quella di SUPEGOL ci consentivano di coltivare "Passioni Vere", che potevi toccare con mano e che, lette e rilette, servivano a formare quella conoscenza che poi ti portavi dietro per sempre.
Sono passati quasi 35 anni ed è cambiato tutto il mondo.
Restano, di quei personaggi narrati nel giornale, i nostri  ricordi di ragazzi.
Resta la storia, Unica... dei "Portieri Acrobati".
Leggende del Bel Tempo che Fu.





















martedì 25 giugno 2019

Il Mondiale del '78 , quello dei capelli di Cuellar e del rifiuto di Carrascosa





di Roberto Rizzetto


Prendendo in prestito la frase con la quale il giornalista sportivo Federico Buffa era solito introdurre il programma televisivo “Storie mondiali”, posso affermare che i mondiali hanno scandito, con cadenza quadriennale, il ritmo della mia vita. Ho addirittura un ricordo, seppur molto sbiadito, del mondiale del 74 mentre, per ovvie ragioni, il mundial spagnolo dell’82 vinto dall’Italia è quello a cui sono emotivamente più legato. In mezzo c’è stato il mondiale d’Argentina del 78 che mi ha fatto scoprire la passione per il calcio.                              
All’epoca avevo dieci anni e l’interesse per il football era legato principalmente alla raccolta di figurine della Panini. Fu proprio questa competizione calcistica, trasmessa per intero dalla RAI, a farmi innamorare di questo sport.               Guardai tutte le partite trasmesse nel pomeriggio, mentre, a causa del fuso orario, i miei genitori mi consentirono di assistere soltanto al primo tempo dell’incontro serale che aveva inizio alle 22 italiane. E vedendo la prima frazione di gioco di Messico-Tunisia rimasi folgorato dalla nazionale messicana, non tanto per il loro tasso tecnico o per il modulo di gioco, quanto per le fluenti capigliature sfoggiate dai calciatori messicani. In particolare il mio idolo divenne immediatamente un centrocampista offensivo di nome Leonardo Cuellar, la cui zazzera di riccioli neri era davvero impressionante…                                       Ricordo che il sabato successivo, al mercato, convinsi mia madre ad acquistare una maglietta verde scuro (il colore sociale della divisa della nazionale centroamericana) sul retro della quale, con del nastro adesivo, aggiunsi un rudimentale numero 17 (ovvero il numero di Cuellar). Inoltre le mance che in quel periodo chiesi con insistenza ai miei familiari vennero sistematicamente convertite nell’acquisto delle figurine che la Panini aveva messo in circolazione in occasione del mondiale.  Aprivo ogni pacchetto con la speranza di trovare la figurina di un calciatore messicano, magari proprio quella di Cuellar…  
Tornando alla partita, quando al termine del primo tempo Vasquez-Ayala portò in vantaggio il Messico su calcio di rigore urlai di gioia. Andai a dormire sognando la nazionale messicana che alzava al cielo la coppa del mondo.
Con profonda delusione appresi il giorno successivo che la partita era terminata 3-1 per la Tunisia. Nei due successivi incontri il Messico rimediò altrettante sconfitte (per 6-0 contro la Germania Ovest e per 3-1 nei confronti della Polonia) finendo così mestamente al sedicesimo e ultimo posto! 
Optai quindi per un tiepido tifo per gli azzurri, che finirono al quarto posto disputando un ottimo campionato del mondo. Ebbero modo di rifarsi con gli interessi quattro anni dopo, ma questa è un’altra Storia…                                  
La “rilettura” del mondiale argentino con gli occhi da adulto ebbe su di me l’effetto di un pugno sullo stomaco. Fu quello un esempio eclatante di come i regimi utilizzassero lo sport a fini propagandistici, e infatti coincise con il momento di maggior popolarità della dittatura del colonnello Videla.
Fu un mondiale che l’Argentina vinse raggiungendo la finale grazie a quella che venne ribattezzata la “marmellata peruviana”, ovvero un poco credibile 6-0 rifilato al Perù in una partita che incredibilmente non venne disputata in contemporanea con quella del Brasile, ovvero l’altra pretendente alla finale.  
Ma molto più sconvolgente fu ciò accadde in Argentina (anche) durante quel mondiale. Migliaia furono infatti i “desaparecidos”, ovvero le persone arrestate per motivi politici (oppure accusate semplicemente di avere compiuto attività anti governative) delle quali si persero le tracce. Si seppe in seguito che molti di loro vennero prima narcotizzati e poi lanciati dai portelloni aperti degli aerei verso le acque scure dell’oceano. Durante “Argentina 78” la tv olandese diffuse le immagini della coraggiosa marcia delle “madri di plaza de Mayo” che, sventolando un fazzoletto bianco, chiedevano giustizia per una generazione scomparsa.                                                                                                       Ma ci fu anche chi ebbe il coraggio di non chinare la testa di fronte a questa sanguinaria dittatura. E’ il caso di Jorge Carrascosa, detto “El lobo”, ovvero “il lupo”. Carrascosa era un terzino non particolarmente dotato dal punto di vista fisico e tecnico, tuttavia, grazie al suo temperamento ed al suo carisma, era riuscito a guadagnarsi i gradi di capitano della nazionale albiceleste con la  quale aveva disputato il mondiale del 74 e collezionato 30 presenze, segnando anche una rete. A livello di club Jorge si laureò due volte campione d’Argentina, la prima nel 71 con il Rosario Central, due anni dopo vestendo la casacca bianca dell’Huracan, squadra alla quale legò gran parte della carriera arrivando a disputare ben 287 partite.                                                              
Ma all’alba di quel mondiale che l’Argentina si accingeva ad ospitare (tra l’altro con una formazione per la prima volta competitiva) lasciò la nazionale in segno di protesta nei confronti di quella dittatura militare che governava il paese. 
A nulla valsero i ripetuti tentativi del CT Luis Cesar Menotti detto il “flaco” di fargli cambiare idea. Anzi, esattamente un anno dopo, il trentunenne Carrascosa diede l’addio al calcio giocato.                                                                            Sono passati 41 anni da quel mondiale ed oggi Cuellar è il selezionatore della modesta nazionale femminile messicana. Del suo look “afro” di una volta non è rimasta traccia alcuna visto che porta i capelli (ormai completamente bianchi) corti ed ha il viso perfettamente rasato. 
Jorge Carrascosa invece, una volta terminata la carriera, divenne assicuratore. 
A suo dire un lavoro onesto che gli permise di conoscere tante belle persone e di vivere nel quartiere di Buenos Aires in cui era nato. In una recente intervista, alla domanda se fosse felice delle scelte fatte rispose: “ Adesso, alla mia età, sono verso la fine della partita. Però mi sembra di averla giocata bene!”.

sabato 27 aprile 2019

Italo Cucci "Un nemico al giorno. Storia di un giornalista."



"Al Guerin Sportivo
amico dei miei amici."

Si apre così, con questa dedica, l'autobiografia del  "mio"  Direttore  Italo Cucci.
UN NEMICO AL GIORNO. STORIA DI UN GIORNALISTA edito da Limina nella primavera del 2003 raccoglie la vita, le opere, e  le missioni di quello che, in maniera indiscutibile,  è  l'Emblema vivente dello Spirito proprio del  Guerin Sportivo, il più antico periodico sportivo al Mondo.
E proprio dalle pagine dell'antico Guerino, io, all'epoca quattordicenne,  ho imparato a conoscere ed apprezzare Cucci e il suo lavoro.
Ho vissuto, attraverso le pagine di quel Guerin Sportivo delle annate  1985-1986, lo Zenit della serie A, quel Campionato di Calcio dove tutti insieme, i migliori calciatori del mondo si davano battaglia: Maradona, Platini, Rummenigge, Junior, senza dimenticare i nostri Giganti, come Scirea, Baresi, il bomber Pruzzo e via raccontando.
Sempre grazie a Cucci partecipai a Mexico 1986, pur restando a casa. 
Cronache puntuali e foto splendide dei grandi collaboratori dell'epoca (Giglio, Zucchi, Thomas) mi raccontarono tutto il mondiale della "Mano de Dios"  in un epoca, quella,  dove internet non esisteva ancora e la carta restava l'unica fonte di documentazione consultabile.
Per filo e per segno quell'estate 1986 l'ho raccolta in un post, questo: L'estate del 1986. Quella di Maradona e Pfaff. Quella del Mondiale del Messico
E per il Natale di quel 1986 i miei genitori mi regalarono proprio quel libro che a lungo avevo sognato e che ancora conservo come uno dei più cari ricordi della mia adolescenza : 


Devo Ringraziarla  Italo Cucci,  Direttore.
Grazie per avermi regalato articoli da mandare a memoria, pagine su pagine vergate, pure quelle come fosse stata "la Mano di Dios" e  copertine,  e immagini e ricordi e vita.
Eravamo a metà degli anni ottanta ...
E  ... ottanta, quest'anno, è un traguardo. 
Grazie Italo.
Sempre.









giovedì 25 aprile 2019

Sunshine on Leith




                       
Di  Roberto  Rizzetto


Mark Renton detto “Rent” ed il suo amico Spud hanno appena commesso un furto e sono inseguiti da due poliziotti. Mentre si fiondano a perdifiato lungo Princes Street (la via che divide il centro storico di Edimburgo), la voce fuori campo di Rent intavola un articolato discorso sulle scelte che si fanno nella vita che si conclude con questa frase: “Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando hai l’eroina?”.                                                                                        
Inizia così TRAINSPOTTING, film del 1996 diretto da Danny Boyle, qui alla sua seconda regia dopo il bellissimo “Piccoli omicidi tra amici”.                                   
La pellicola è stata inserita al decimo posto nella lista dei migliori cento film britannici del XX secolo dal British Film Institute, mentre un sondaggio l’ha definito il miglior film scozzese di tutti i tempi.                                              
Il lungometraggio, ambientato interamente a Edimburgo e più precisamente nel sobborgo portuale di Leith, racconta le vicissitudini di un manipolo di amici eroinomani nella Scozia degli anni 80. E durante la narrazione sono continui i riferimenti alla squadra di calcio per la quale fanno il tifo i protagonisti della storia, ovvero l’Hibernian Football Club, che nel film non viene rappresentata come una squadra da celebrare ma come un modo di essere, rivendicando con orgoglio l’origine cattolica, l’appartenenza alla classe operaia ,il rimpianto per il vecchio partito labourista vicino ai sindacati e la simpatia per la causa indipendentista irlandese.                                                                        
Non ho ancora detto che la pellicola è tratta dal bestseller scritto da Irvine Welsh tre anni prima. E sarà che io e Welsh festeggiamo il compleanno lo stesso giorno (anche se lui ha esattamente dieci anni più di me, visto che è nato a Leith il 27 Settembre del 1958), sarà per la sua capacità di descrivere fatti, personaggi e situazioni in maniera cruda ma assolutamente reale, fatto sta che considero Irvine Welsh il mio scrittore prediletto. Una caratteristica ricorrente nelle sue opere è la presenza degli stessi personaggi da un romanzo all’altro (ad esempio “Porno” scritto nel 2002 vede come protagonisti gli stessi “skagboys” conosciuti in “Trainspotting”). Essi condividono la passione calcistica per gli “Hibs” e l’avversione per gli “Hearts”, ovvero l’altra squadra di Edimburgo riconducibile ai protestanti, ai massoni ed ai lealisti della corona inglese. Guarda caso il protagonista (negativo) del terzo romanzo di Welsh intitolato “Il lercio” è Bruce Robertson, un deplorevore agente di polizia di Leith ed incarnazione dei peggiori mali della società, ovviamente tifosissimo degli Hearts…                                                                                                     Qualche anno fa ho avuto la fortuna di compiere un viaggio ad Edimburgo, città meravigliosa della quale mi sono subito perdutamente innamorato. E dopo aver visitato il maestoso castello (che pare aver regalato molti appunti alla scrittrice J.K.Rowling per la stesura di Harry Potter), dopo aver passeggiato per Royal Mile ed aver respirato un’atmosfera allegramente alcolica all’interno dei suoi caratteristici pub, non potevo che diventare a mia volta un simpatizzante della casacca biancoverde degli Hibees .                                                               
E allora va detto subito che la bacheca di questa squadra è alquanto scarna, visto che la Scottish Premiership (la massima divisione scozzese) è praticamente una questione privata tra le due squadre di Glasgow. Nei 122 campionati di SP i Rangers vantano 54 titoli ed il Celtic 49, ma mentre sto per scrivere questo pezzo manca solo la matematica all’ottavo titolo consecutivo di quest’ultimi. L’Hibernian ha vinto 4 titoli, l’ultimo dei quali nel lontano 1952.              
L’ultima volta che il campionato non è stato vinto da una squadra di Glasgow è avvenuto nel 1985 grazie all’Aberdeen. E’ evidente quindi che in un campionato composto da 12 squadre e lungo ben 38 giornate, alla fine, il differente tasso tecnico si fa sentire…                                                                
Per gli “Hibs & Co.”meglio allora puntare sulla Scottish Cup, ovvero la Coppa di Scozia, la più antica competizione calcistica ufficiale di Scozia e la seconda più antica del regno Unito e del mondo. La formula del torneo (mai cambiata fin dalla prima edizione del 1873) che prevede partite uniche in ordine di sorteggio con eliminazione diretta, ha fatto sì che non ci fosse un’egemonia schiacciante come in campionato, tuttavia anche in questo caso Celtic e Rangers hanno fatto incetta di trofei con rispettivamente 38 e 33 affermazioni.            
L’Hibernian FC ha vinto tre volte la Scottish Cup, ma l’ultima vittoria risale addirittura al 1902. Dopo sono arrivate altre 10 finali, tutte desolatamente perse…                                                                                                              Ed arriviamo alla stagione 2015-16. Dopo la rovinosa retrocessione avvenuta due anni prima, gli Hibs si trovano nella Scottish Championship (la serie B scozzese). L’annata sta volgendo al termine e i “Cabbage” (letteralmente “cavoli”, soprannome dato dai fans ai calciatori dell’Hibernian) hanno appena perso la finale di coppa di Lega (contro il Ross County subendo un goal al novantesimo) e sono usciti in semifinale dai playoff/promozione per mano del Falkirk, subendo anche in questo caso un goal al novantesimo.                       
 I biancoverdi hanno tuttavia raggiunto l’ennesima finale di Scottish Cup (grazie soprattutto ad un’incredibile rimonta negli ottavi di finale nei confronti degli odiati cugini degli “Hearts”) dove troveranno i Rangers Glasgow.    
Quest’ultimi, dopo il fallimento del 2012, hanno appena ottenuto la promozione nella massima serie, e contano, vincendo la coppa, di tornare l’anno successivo a calcare i palcoscenici europei.                                                                     Sabato 21 Maggio 2016, in un raro pomeriggio di sole, allo stadio “Hampden Park” di Glasgow (generalmente teatro delle partite della nazionale scozzese)  HibernianFC e Glasgow Rangers si contendono la 131a edizione della Scottish Cup. Pronti, via e i biancoverdi di Edimburgo al terzo minuto di gioco sono già in vantaggio grazie all’attaccante irlandese Anthony Stokes che, lanciato sulla fascia sinistra dal compagno di reparto Jason Cummings, entra in area e fulmina il portiere avversario con un preciso “piatto” rasoterra sull’angolo lontano. Ma ben presto i “gers” si riorganizzano e pervengono al pareggio con un colpo di testa di Kenny Miller (37 anni e 68 presenze nella nazionale scozzese). Due sussulti prima della fine del primo tempo, con i legni colpiti dagli autori dei due goal. Stokes centra infatti il palo con un tiro da fuori due minuti dopo il pareggio, mentre Miller, su perfetto calcio d’angolo battuto da McKay, fa tremare la traversa con un potente colpo di testa.                             
Quando nella ripresa Andy Halliday ribalta il risultato grazie ad una precisa staffilata da fuori area per i venticinquemila tifosi dell’Hibernian presenti si materializza il fantasma di un copione già visto, con i propri beniamini sconfitti proprio ad un passo dal traguardo. Del resto quella era una coppa maledetta, che gli Hibs non erano riusciti a portare a casa nemmeno negli anni cinquanta, quando avevano vinto due campionati, o nei primi anni ottanta, quando potevano annoverare tra le proprie fila un giovanissimo attaccante nordirlandese, tale George Best.                                                                        
A venti minuti dalla fine l’allenatore dei “Cabbage”, l’inglese Alan Stubbs, si gioca l’ultima carta e toglie il difensore Fontaine rimpiazzandolo con il centrocampista dai “piedi buoni” Liam Henderson, nella speranza che i suoi cross in mezzo all’area vengano raccolti dagli attaccanti Stokes e Keatings. Ottantesimo minuto. Calcio d’angolo sulla destra per l’Hibernian. Se ne incarica proprio il numero 3 Liam Henderson (oggi in forza all’Hellas Verona) che pennella un delizioso cross sul primo palo sul quale si avventa di testa Anthony Stokes per il goal del pareggio. “Stokes is on fire!” cantano i fans biancoverdi di colpo rigenerati. Poco dopo da bordo campo viene esposto il tabellone luminoso che indica che saranno quattro i minuti di recupero prima dei supplementari. Lo straripante Stokes impegna ancora il portiere avversario Foderingham con un potente tiro di sinistro deviato in angolo. Come una decina di minuti prima è ancora Henderson ad incaricarsi del tiro dalla bandierina. Sul cross in mezzo all’area stacca di testa il capitano David Gray ed il pallone si insacca sulla destra dell’incolpevole portiere. L’Hit dei Boney M. “Daddy Cool” diventa “David, David Gray” cantata dagli Hibernian Fans, per i quali due minuti dopo scatta l’apoteosi : dopo un digiuno durato 114 anni l’Hibernian è tornato a vincere la Coppa di Scozia!                                                                                                 
Anthony Stokes è “man of the match” e diventa un eroe biancoverde. E lo rimarrà per sempre, anche oggi che gioca nel Tractor Sazi Tabriz, club di prima divisione iraniana! David Gray alza al cielo la coppa e dedica il trofeo a Sam Martinez, un tifoso biancoverde di 106 anni presente allo stadio. E mentre i tifosi dei Rangers lasciano mestamente lo stadio i fans biancoverdi intonano il loro inno, SUNSHINE ON LEITH, scritto da due gemelli musicisti di Leith, Charlie e Craig Reid, in arte i “The Proclaimers”.                                            
Il giorno successivo un “oceano biancoverde” accompagnerà la squadra, sfilata su un bus scoperto con tanto di coppa appena conquistata al seguito, dalla centralissima Royal Mile (la via principale di Edimburgo) fino a Leith, vero feudo del tifo biancoverde.

martedì 1 maggio 2018

Ode all' Annuario del Calcio Mondiale



Trenta anni fa esatti, di questi tempi,  Salvatore Lo Presti stava lavorando alacremente ad un progetto di "mastodontiche" dimensioni: il primo  numero  dell'ANNUARIO DEL CALCIO MONDIALE.
Un'Opera che, per vastità di contenuti e quindi mole di dati elaborati, non aveva precedenti in Italia.
Nulla a che vedere con il "Celebre" Fratello: l'Almanacco del Calcio Panini: infatti mentre quest'ultimo era prettamente incentrato sul movimento calcistico "nostrano" l'ANNUARIO di Lo Presti era una vera e propria enciclopedia del calcio di tutto il pianeta.
Di quel  primo numero, quello dell'edizione '88/'89, ho un ricordo personale indelebile. 
Lo ricevetti in dono nel maggio del 1989 in occasione del mio diciottesimo compleanno.
Divenne subito un prezioso Compagno di Viaggio in quel tempo lontano dove non vi era, come oggi, internet da interpellare per ogni qualsivoglia curiosità o richiesta. 
In quelle prime  948 pagine trovai quello che all'epoca era impensabile anche solo immaginare: le informazioni su tutte le migliori squadre di ogni angolo del mondo, i tabellini di tutte le partite delle Coppe Europee e mille dati, statistiche, aneddoti. Insomma una vera e propria "miniera"  per calciofili incalliti nonchè un utile e insostituibile strumenti per gli "addetti ai lavori".
A tenere a battesimo questa mastodontica iniziativa editoriale campeggiava in copertina il "nostro" Marco Van Basten che, con la maglia della sua Olanda, alzava al cielo la Coppa del Campionato Europeo per nazioni vinto nel 1988. Gregari di lusso erano, in quella copertina, Gianluca Vialli, Diego Armando Maradona e il portoghese della Juventus Rui Barros.
Undici preziose tavole del celebre Carmelo Silva illustravano le reti più belle dell'annata calcistica e, già solo per queste sarebbe stato da ringraziare sempre Lo Presti.
Di fatto, con quell'edizione '88/'89 l'ANNUARIO DEL CALCIO MONDIALE iniziava una cavalcata straordinaria grazie a Lo Presti e al suo Staff e, non ultimo, grazie anche alla coraggiosa casa editrice S.E.T. (Società Editrice Torinese)   che regalò per anni a tutti noi appassionati di calcio informazioni e statistiche che, al tempo, erano davvero come una manna dal cielo.
Ode quindi,  ora e sempre, a Lo Presti e alla sua intuizione: ode all'ANNUARIO DEL CALCIO MONDIALE che cambiò le nostre vite di appassionati.








lunedì 30 aprile 2018

Da Enrico ALbertosi 1961 a Luca Marchegiani 1999: Storia dei portieri italiani nella Coppa delle Coppe- PARTE III



EDIZIONE  1980-1981
A rappresentare l'Italia nell'edizione 1980/81 della Coppa delle Coppe fu la Roma  del Barone  Nils Liedholm. Tra i pali della formazione della Capitale vi era Franco Tancredi. 
I giallorossi incontrarono i tedeschi orientali del Carl Zeiss Jena e dopo una più che ottima partita di andata il 17 settembre 1980 con un successo netto per 3 reti a zero  i giallorossi  incapparono, nella gara di ritorno, in una delle peggiori partite della loro "storia" europea. A Jena il 1° ottobre, infatti, Franco Tancredi raccolse per ben quattro volte il pallone dal fondo della rete. Il perentorio 4-0 dei tedeschi eliminò la Roma subito al primo turno.

EDIZIONE  1981/1982
Fu ancora la Roma di Liedholm a dover difendere i colori italiani nell'edizione 1981/1982 della Coppa. Al primo turno toccarono in sorte ai giallorossi i nordirlandesi del Ballymena United. Tra i pali giallorossi sempre Franco Tancredi che vide i suoi imporsi per 2-0 in trasferta il 16 settembre  1981 mentre a Roma il risultato fu ancora più rotondo: 4-0 e Roma qualificata al turno successivo.
Il sorteggio, tuttavia, fu ostico:  in sorte toccò il Porto. Nella gara di andata, in Portogallo, disputata il 21 ottobre 1981 Tancredi subì due reti e la gara si chiuse sul 2-0 per i lusitani. A  Roma, il 4 novembre 1981, il risultato restò inchiodato sullo 0-0 sino alla fine e la Roma venne così eliminata già negli ottavi  di finale.

EDIZIONE 1982/1983
L'Inter di Rino Marchesi debuttò a San Siro il 15 settembre 1982 sbarazzandosi per 2-0 dello Slovan Bratislava salvo poi perdere nella gara di ritono per  2-1 e veder comunque raggiunto il traguardo della qualificazione agli ottavi di finale. Tra i pali della formazione nerazzurra vi era  Ivano  Bordon. Negli ottavi di finale l'Inter affrontò gli olandesi dell'AZ 67 di Alkmaar. Nella gara di andata disputata in Olanda il 20 ottobre 1982 gli olandesi si imposero per 1-0. A Milano San Siro il 3 novembre 1982 l'Inter vinse per 2-0 con reti di Juary ed Altobelli e passò quindi ai quarti di finale: guardiano nerazzurro in entrambe le sfide con gli olandesi fu Bordon. Nella primavera del 1983 toccò in sorte ai nerazzurri l'armata  Real Madrid allenata da Di Stefano. Dopo un pareggio per 1-1 il 2 marzo a San Siro il Real passò il turno vincendo a Madrid il 16 marzo 1983 per 2 reti ad 1. Sempre Bordon  disputò le gare n. 129 e 130 di un portiere italiano nella Coppa delle Coppe.

EDIZIONE 1983/1984
La Juventus di  Trapattoni  vinse questa edizione 1983/1984 della Coppa delle Coppe al termine di una cavalcata emozionante di 9 gare  terminando imbattuta la competizione. Le gare da n. 131 a n. 139  di una formazione italiana nella Coppa delle Coppe videro tra i pali della formazione bianconera un solo unico protagonista: Stefano Tacconi.
Dopo la doppia netta vittoria contro i polacchi del Lechia Gdansk  per 7-0 a Torino il 14 settembre 1983 e per 2-3 in Polonia a Danzica il 28 settembre 1983 alla Banda del Trap toccò la doppia sfida contro i francesi del PSG. Fu un doppio pareggio che consentì ai bianconeri di passare ai quarti di finale: 2-2 a Parigi il 19 ottobre 1983 e 0-0 a Torino il 2 novembre 1983. Alla ripresa primaverile del Torneo la Juventus affrontò i finlandesi della Haka Valkeakosken. Il 7 marzo 1984 in Finlandia la Juventus vinse 1-0 con rete di Vignola allo scadere. A Torino il 21 marzo il risultato fu identico: 1-0 rete del mitico Tardelli. Nell'impegnativa trasferta di Machester contro lo United valida per la gara di andata della semifinale  il giorno 11 aprile la Juventus impattò per 1-1 salvo poi vincere per 2-1 a Torino il 25 aprile 1984 con  rete decisiva di Rossi al novantesimo minuto. In finale ad attendere i bianconeri vi era il Porto. La sera del 16 maggio 1984 la Vecchia Signora vinse la Coppa delle Coppe battendo i portoghesi per 2-1. 

EDIZIONE 1984/1985
Ancora la Roma, ma questa volta sotto la guida tecnica dello svedese Eriksson, dovette difendere i colori dell'Italia nella Coppa delle Coppe edizione 1984/1985. Tra i pali giallorossi sempre l'inossidabile Franco Tancredi. Nel primo turno dopo aver battuto a Roma i rumeni della Steaua Bucarest il 19 settembre per 1-0 (rete di Ciccio Graziani) nel ritorno, a Bucarest, il 3 ottobre lo 0-0 finale consentì ai giallorossi di passare agli ottavi di finale. La doppia sfida con i gallesi del Wrexham  vide il successo a Roma per 2-0 (Pruzzo e Cerezo i marcatori) e la vittoria esterna il 7 novembre per 1-0 (rete di Graziani). Nella primavera del 1985 ad attendere i giallorossi vi erano i tedeschi del Bayern Monaco che tra i pali avevano il mio idolo Jean-Marie Pfaff, ed in panchina un autentico Santone come Udo Lattek. La Roma venne sconfitta a Monaco di Baviera per 2-0 il 6 marzo 1985 e, a Roma, il 20 marzo 1985 i tedeschi si imposero per 1-2. Volò così in semifinale il mio belga preferito mentre il romanista Tancredi sigillò le presenze da n. 140 a 145 di un portiere italiano in Coppa delle Coppe.

lunedì 2 aprile 2018

Filippo Andreani: "Il Secondo Tempo"


di Rho Mauro 

In questo disco racconto di altri per parlare di me stesso. Soprattutto di quello che mi rimane addosso del Filippo bambino, che correva dietro a palloni, calendari e desideri. Scrivendone, mi sono reso conto di essere ancora fatto così. E questa è senza dubbio la migliore scoperta dei miei primi quarant’anni”.

Filippo Andreani



Ho cullato negli anni, ed in eguale misura,  le passioni del calcio e della musica.
Leggendo articoli a centinaia ed ascoltando canzoni a migliaia mi sono costruito una mia  "cultura"  nei due rispettivi ambiti.
A volte, lungo il cammino, capita di scoprire straordinari crocevia ove queste due passioni convergono e prendono per magia a scorrere su di un unico binario.
Sono, tuttavia,  eccezioni all'ordinaria regola. 
Ma esistono e sono lì ad attenderci al passaggio.
E' in questi crocevia di vita che capita di fare incontri con  "Gioielli Culturali" come questo nuovo disco del cantautore comasco Filippo Andreani che, già dal titolo, ha diritto  ad essere ospitato in questo blog di "Calcio Romantico": IL SECONDO TEMPO.
Un disco di Canzoni in gran parte "dedicate" al nostro amato calcio  nel quale le parabole straordinarie  del pallone si confondo con i traccianti di vita che la magica penna di Filippo Andreani disegna sul foglio bianco  regalando emozioni davvero forti.
Sin dallo splendido pezzo IL PRIMO NON ESISTE (Intro) con l'ottimo pianoforte di  Carlo Gaudiello a stendere un suggestivo tappeto sonoro e la profonda voce narrante  di Valerio Mastandrea le coordinate dettate da Andreani sono quelle del mio modo di intendere il Calcio così com'è sempre stato nel mio immaginario ... ossia ... Romantico.  
I personaggi che si muovono su questo terreno di gioco sono quelli "poetici"  che già Andreani aveva dimostrato di saper far rivivere in maniera perfetta in occasione della canzone dedicata a Gigi Meroni che era contenuta nel suo disco precedente. Sarebbe piaciuta tanto anche a mio padre, lui, tifosissimo del Grande Torino e vero amante del mondo "Granata".
In questo nuovo lavoro grazie alla penna di Andreani riprendono vita le gesta di George Best, le cronache di Beppe Viola,  la squadra invincibile del Grande Torino, i drammi del tifoso genoano Spagnolo e del Leggendario Capitano Gianluca Signorini, e  le gesta del  suo concittadino comasco il calciatore - partigiano Michele Moretti ed è uno splendore poter rileggere queste storie narrate da Filippo con una perizia tale da farle diventare canzoni "sfogliabili" come quei libri cartonati in tre dimensioni che da piccoli conquistavano il nostro stupore ogni volta che voltata la pagina si  componeva davanti ai nostri occhi una nuova meraviglia.
E se la chiamate semplicemente "Nostalgia del Tempo Passato"  sappiate bene che non è solo tale. Nell'epoca odierna, in cui i calciatori più celebrati potrebbero vendere i loro "palloni d'oro" a chili,  io vorrei tenermi ancora stretta la poetica visione di Andreani che fotografa bene un tempo di gesta veramente eroiche che ho potuto vedere riflesse nelle cronache del "mio" Guerin Sportivo attraverso le  penne di Italo Cucci, Gianni Brera, Vladimiro Caminiti ... per citare i "miei" più geniali e autorevoli maestri.
Splendida la copertina del disco opera di Osvaldo Casanova che impreziosisce il libretto allegato al cd con i suoi disegni che sono Opere D'Arte e che hanno dentro una forza espressiva davvero unica:  Classe Pura e Cristallina anche la sua, da autentico fuoriclasse della matita.
Prodotto da Guido Guglielminetti collaboratore storico di Francesco De Gregori, e con Federico Bratovich e Gianmarco Pirro alle chitarre, Silvio Calesini al basso, Fabio Andreani alla batteria, Chiara di Benedetto al violoncello, il già nominato Gaudiello al pianoforte, Lalla Francia e Antonio Martinelli ai cori, Militant A voce in NININ, Eugy (Bull Brigade)  voce dialettale in IL CIELO DI SUPERGA, Andrea Morelli e Lorenzo Tovoli cori in COME SE NULLA FOSSE, Ezio Vendrame voce narrante in  IL PRIMO NON ESISTE (Outro), lo stesso Guglielminetti al basso, Francesco Antonozzi al trombone,  Giovanni Todaro alla tromba e Maurizio Gregori al sax tenore  questo album è la preziosa testimonianza di quel Calcio Romantico di cui è sempre più difficile trovare traccia oggigiorno.
Ma è tutta la visione delle cose della vita che Filippo Andreani espone in maniera chiara  nel suo disco a colpire al cuore: non solo le canzoni con il pallone sullo sfondo. Perchè tutto è prezioso in un baule pieno zeppo di ricordi e il cantautore comasco, condividendoli con noi,   ci rende partecipi di un viaggio nostalgico e magico che segue le traiettorie di un pallone che sembra a sua volta rifuggire le leggi naturali di questo mondo.
Complimenti Filippo.


"Io, se vedo un Poeta a bordo campo, fermo tutto
Va bene, c'è la partita. E dov'è il problema ?
Poi ricominciamo e intanto voi, banda di timidi, 
bevete un bicchiere d'acqua che poi avete da andare, camminare, lavorare.
Io salgo in piedi sul pallone.
Non ho mica paura di cadere.
Io mi innamoro. Sempre. Continuamente.
Ho il cuore che mi scoppia.
Io gioco solo nel secondo tempo."

(Filippo Andreani) 






(FILIPPO ANDREANI - IL CIELO DI SUPERGA)